Archivio per la categoria ‘altre droghe’

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Spice, rapporto tecnico UE

27 Ottobre 2009

L’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (EMCCDA), a seguito del meeting di esperti organizzato lo scorso 6 Marzo a Lisbona, ha pubblicato un documento tecnico che illustra i risultati dello studio condotto sul fenomeno ‘Spice’. Una miscela di erbe venduta come profumatore d’ambiente, disponibile su internet e negli smart shop di ben 21 Stati Membri dell’Unione Europea.
La segnalazione del monitoraggio è stata annunciata agli inizi del 2008, a seguito di soggetti che riferivano l’uso del preparato. Se fumato, o consumato come infuso, ha effetti simili a quelli della cannabis. Tracce di potenti cannabinoidi sintetici, come JWH-018 e CP 47,497, sono state trovate nel composto in questione, dalle indagini incrociate delle autorità tedesche e austriache.
Gli estratti di misture diverse, l’aggiunta di elevate quantità di sostanze non psicoattive e la selezione di cannabinoidi non comunemente noti hanno reso complicata la definizione dei principi psicoattivi presenti nei prodotti Spice. La preoccupazione maggiore riguarda gli effetti poco noti che questi nuovi cannabinoidi, sintetizzati in laboratorio a metà degli anni ‘90, possono avere su una persona. Tutto ciò rappresenta una nuova sfida, non solo per la loro identificazione giuridica e tossicologica, ma anche da un punto di vista sanitario.

fonte:  dronet.org

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Coma etilico a trecici anni

23 Ottobre 2009

La ragazzina è distesa a terra, il  vomito alle labbra, un’adolescente in rianimazione, tra la vita e la morte, la balbuzie esistenziale che non porta conforto né riparazione, solamente disperazione, coma etilico a tredici anni, rischio di morire per abuso di sostanze.

Poco più di una bambina, strangolata dall’alcol,  dalla cecità ottusa dell’età, dai desideri adulti improvvisamente insopportabili, sconosciuti e prepotenti.

Quando un ragazzo rotola giù dall’amore che non arriva al cuore, la consuetudine sta nell’uso delle parole sempre più inutili, anche false, perché giustificano sempre e comunque, oppure  nel rifugiarsi nella riparazione della “deduzione logica “, negli editti delle buone intenzioni, le solite frasi a effetto.

Una bambina o poco di più e la spirale del rischio estremo, come se tutto fosse nella norma, sono accadimenti di routine, una specie di ben nota abitudine all’evento critico,  non c’è altro da fare che raccogliere i cocci  e sperare di riuscire ancora a rimetterli insieme.

Invece c’è qualcosa in più che deteriora gli anni più belli della gioventù, c’è qualcosa in meno a cui aggrapparsi  per non andare incontro a un coma etilico a dodici anni, c’è qualcosa che si sottrae confermando la sua presenza.

Rammento qualche anno addietro in una scuola del trentino, anche lì, un ragazzo di quattordici anni, stramazzato al suolo, in coma etilico, alle nove del mattino.

Fui invitato come tutor della Comunità Casa del Giovane di Pavia a raccontare per fare prevenzione, informare, comunicare, e  non dare scampo alle giustificazioni,  smetterla con la coerenza ipocrita, quando la richiesta di aiuto rimane appesa a mezz’aria, quando con amarezza ti accorgi che l’intero uditorio, ammutolito e scosso, è mancante di qualcosa, di qualcuno, c’è un’assenza che non è riconducibile solamente a quel giovane scivolato tra la vita e la morte.

Ma ieri, e ieri l’altro ancora, quando quell’adolescente crollava a terra, dove erano gli adulti deputati a conoscere, a leggere, a decodificare? Chissà se c’è davvero coscienza della distrazione che ha aiutato a trasformare quel disagio in una tragedia.

Diventa doveroso raccontare ai ragazzi la condanna insita nella droga e nella bottiglia, posta là, a portata di mano, di bocca, di occhio sempre più spento, sempre pronta a colmare le lacune, le ansie, i tormenti degli interrogativi,  le inquietudini delle risposte.

La bottiglia se ne sta in silenzio, non spreca parole, convincimenti, rimproveri, è amica discreta, non ci mette il dito, né il becco, non azzarda consigli, lezioni di vita, non comanda stili né comportamenti, non fa commenti, neppure di fronte alla paura di un cambiamento che non arriva, ma alimenta inadeguatezza che non fa prigionieri.

Chissà se quella ragazzina ce la farà, ma questo dolore ci obbliga a intervenire, a non restare indifferenti, a chiederci con chi abbiamo a che fare, a pensare finalmente che solo l’amore arriva dove la volontà ci guida, solo l’amore per il rispetto di quelli ancora a spasso con il cuore, può sbarrare la strada alla resa più devastante, solo l’amore può trasformare i luoghi più impensabili in dignità ritrovate.

Vincenzo Andraous

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Le sigarette danneggiano le cartilagini delle articolazioni

12 Ottobre 2009

Come è noto, il fumo di sigaretta è responsabile di disturbi respiratori e cardiovascolari, oltre che avere un effetto peggiorativo di malattie che interessano le articolazioni, come l’artrosi. La rivista Rheumatology presenta proprio come “argomento scottante” del mese uno studio che indaga l’effetto del fumo di tabacco sulle cartilagini delle articolazioni.
Lo studio, condotto da Flavia Cicuttini e collaboratori della Monash University e del Dipartimento di epidemiologia e medicina preventiva presso l’Alfred Hospital di Melbourne, in Australia, si è occupato di determinare una possibile relazione tra le modificazioni a cui va incontro la cartilagine della tibia e della rotula con il fumo di sigaretta, su una popolazione di 270 adulti nell’arco di due anni. La ricerca, inoltre, ha analizzato lo sviluppo o la persistenza di lesioni del midollo osseo (BMLs) nel campione in esame.
I partecipanti hanno riferito le loro abitudini d’uso rispetto al fumo e sono stati sottoposti a una risonanza magnetica per immagini (MRI) al ginocchio dominante (generalmente il destro). Il questionario e gli esami di risonanza sono stati ripetuti dopo due anni analizzando, in modo particolare, le possibili alterazioni a livello delle cartilagini della rotula e della tibia e le possibili lesioni del midollo osseo sottostante.
I risultati hanno evidenziato tra i fumatori (attuali o ex fumatori) un aumento delle lesioni a livello del volume delle cartilagini, lesioni che si sono dimostrate dipendenti dal numero di pacchetti di sigarette fumate. Inoltre, per quanto riguarda gli individui che all’inizio dello studio presentavano delle lesioni del midollo osseo, attraverso la risonanza (MRI), a distanza di due anni, si è osservato per i fumatori una persistenza di queste lesioni 11 volte superiore rispetto a quella rilevata nei non fumatori. Infine nel caso dei fumatori, la minore capacità di recupero delle lesioni al midollo osseo può costituire un possibile meccanismo coinvolto nell’insorgenza di danni alle cartilagini.

fonte:  dronet.org

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Impatto della pubblicità sui consumi di bevande alcoliche

7 Ottobre 2009

La comunicazione commerciale finalizzata alla promozione e alla vendita di prodotti alcolici rappresenta uno dei principali fattori correlati all’aumento dei consumi di alcolici. I livelli di consumo e la prevalenza di comportamenti rischiosi sono influenzati anche dalle politiche adottate per affrontare il problema come, ad esempio, il rincaro dei prezzi delle bevande alcoliche, la prevenzione della guida sotto effetto di alcol, gli interventi terapeutici per la cura e il recupero degli alcolisti.
Le strategie di marketing, oltre a promuovere e commercializzare il prodotto, operano su differenti altri fronti; perciò mentre l’alcol viene commercializzato attraverso sofisticati messaggi pubblicitari trasmessi dai media, il prodotto viene promosso anche legando il brand a eventi sportivi e culturali o attraverso nuove tecnologie come internet, il podcasting e i cellulari.
L’insieme di questi fattori e la complessità del tema sono stati analizzati da un gruppo di studio dell’European Alcohol and Health Forum, che ha condotto una rassegna sistematica sui principali studi longitudinali che esaminano l’impatto delle strategie commerciali sulla vendita e sui consumi di bevande alcoliche, in particolare tra i giovani, realizzando questo nuovo report.
I risultati dell’analisi individuano significative e consistenti prove che dimostrano l’impatto della pubblicità nell’indurre il consumo di alcolici nei giovani non bevitori, e nell’aumentare i consumi nella popolazione generale. La principale conclusione conferma il ruolo svolto dalla comunicazione a scopo commerciale nel rafforzare le probabilità che adolescenti non bevitori inizino ad utilizzare la sostanza, e nell’aumentare i consumi di bevande alcoliche nei giovani utilizzatori.

fonte: dronet.org

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I danni provocati dall’alcol al fegato

22 Settembre 2009

L’uso cronico di alcol provoca serie alterazioni al fegato, che dipendono dalla quantità di sostanza assunta. Un nuovo studio, ha dimostrato che la memoria delle cellule del fegato subisce modificazioni dell’espressione genica, che si traducono in disfunzioni epatiche.
Lo studio, realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Harbor-UCLA Medical Center in California, ha effettuato degli esperimenti su ratti da laboratorio ai quali erano state somministrate diverse dosi di alcol per verificare la risposta del funzionamento epatico.
In un caso si riproduceva un episodio di ubriacatura con la somministrazione di una singola dose di alcol, mentre altri ratti venivano trattati con la somministrazione continuata per un mese. I campioni di fegato dei ratti esposti cronicamente all’alcol – situazione assimilabile ad un comportamento da alcolista – mostravano delle modifiche nell’espressione dei geni. Gli esperimenti evidenziavano una serie di alterazioni delle funzioni cellulari: il più significativo consisteva in una modificazione nei meccanismi epigenetici, ovvero quei fenomeni di trasformazione chimica dei geni che possono modificare il funzionamento del DNA.
I risultati dello studio dimostrano quindi che le cellule del fegato, esposte all’uso cronico di alcol, si modificano sviluppando una dipendenza dalla sostanza e continuano a funzionare in maniera anomala per un certo periodo di tempo, anche dopo l’astensione dall’uso.

fonte:  dronet.org

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L’uso di tabacco aggrava la sclerosi multipla

8 Settembre 2009

Un recente studio pubblicato su Neurology, condotto dai ricercatori dell’Università di Buffalo (USA), ha mostrato che persone fumatrici affette da sclerosi multipla mostrano livelli di atrofia e danni ai tessuti cerebrali in misura maggiore rispetto ai non fumatori. In particolare, è stato mostrato che i soggetti che avevano fumato anche solo per sei mesi nel corso della propria vita, riportano un deperimento di tali tessuti maggiore rispetto a soggetti che non hanno mai fatto uso di tabacco. Secondo le scansioni di imaging a risonanza magnetica, i fumatori affetti da sclerosi multipla mostrano il 17% in più di lesioni cerebrali rispetto ai non fumatori, un volume cerebrale inferiore e una maggior disabilità fisica.

fonte: dronet.org

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Alcol: stili di consumo in Italia

2 Maggio 2009

Sebbene i consumi di alcol in Italia mostrino un trend sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni (1998-2008), le modalità e gli stili di consumo stanno progressivamente cambiando, soprattutto tra i giovani e i giovani adulti. I dati raccolti dall’Istat, nell’ambito dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana” degli italiani, descrivono una riduzione nel decennio osservato della percentuale di consumatori giornalieri di alcolici (dal 33% al 28%), mentre aumenta quella dei consumatori occasionali (dal 37% al 41%).
Si consolidano modalità di consumo occasionali di alcolici, più vicine ad un modello di consumo di tipo nord europeo, soprattutto tra i giovani di 18-24 anni: i maschi in questa fascia di età che consumano alcol fuori pasto sono passati dal 39,9% al 49,4%, mentre per le coetanee femmine questo trend è ancora più evidente, dal 20,8% al 33,5%, rappresentando l’incremento maggiore rispetto al resto della popolazione.
Il cambiamento di abitudini riguarda non soltanto la frequenza e le circostanze di consumo, ma anche il tipo di bevande consumate: diminuiscono i consumatori di solo vino o birra, ed aumentano quelli che consumano solo altri alcolici (aperitivi, amari e superalcolici) o che combinano le due tipologie. Anche in questo caso i cambiamenti riguardano soprattutto la fascia d’età 18-24 anni: si riduce il numero di maschi che bevono solo birra (dal 13,3% al 7,5%) e vino e birra (dal 8,9% al 5,7%), mentre aumenta il consumo di solo aperitivi, amari e superalcolici (dal 3,2% al 6%). Anche tra le coetanee si osserva una riduzione delle consumatrici di sola birra (dall’11,7% al 6,6%) e vino e birra (dal 6,4% al 4,5%), mentre aumenta il consumo di solo aperitivi, amari e superalcolici (dal 7,6% al 10,5%), e dell’uso combinato di tutti i diversi tipi di bevande (dal 15,7% al 19,6%).
Preoccupante risulta la diffusione in Italia del consumo di alcolici tra i ragazzi di 11-15 anni, considerato che l’OMS raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni: il 19,7% dei maschi e il 15,3% delle femmine dichiarano di aver consumato una o più bevande alcoliche almeno una volta nell’anno.
Un altro comportamento a rischio, causa di numerose vittime, è rappresentato dalla guida in stato di ebbrezza alcolica: complessivamente il 18% dei guidatori abituali (persone di 18 anni e più che guidano l’auto almeno qualche volta alla settimana) ha un comportamento di consumo a rischio rispetto all’alcol, mentre tale quota è pari a 11,9% tra chi guida occasionalmente o non guida.

fonte: dronet.org

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ESPAD Italia: cresce uso psicofarmaci tra gli studenti

31 Marzo 2009

Cresce l’uso di tranquillanti e sedativi senza prescrizione medica tra gli studenti italiani (10%): un dato preoccupante che colloca l’Italia al quarto posto su 35 Stati europei. Lo rivelano gli ultimi dati elaborati dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa per ESPAD (European School Project on Alcohol and Other Drugs), l’indagine scolastica a livello europeo sull’uso di alcol e droghe tra studenti di età compresa tra 15 e 16 anni.
Le studentesse sono le principali utilizzatrici di psicofarmaci, in media l’8% rispetto al 5% dei coetanei, mentre in Italia la percentuale femminile è pari circa al doppio di quella maschile (13% vs. 7%). La prevalenza d’uso di farmaci senza prescrizione medica, osservata tra gli studenti italiani, registra un trend in crescita rispetto alla rilevazione precedente del 2003 (6%), toccando frequenze riscontrate a metà degli anni ’90 (11% nel 1995). Un altro comportamento piuttosto diffuso è quello di mescolare bevande alcoliche a farmaci, praticato dal 6% degli studenti a livello europeo e dal 4% degli studenti italiani.
Anche il fenomeno del binge drinking, il consumo episodico di quantità elevate di alcol, risulta sempre più diffuso nel nostro paese passando dal 34% del 2003 al 38% del 2007. L’aumento interessa soprattutto le ragazze, passate dal 35% al 42% nello stesso periodo, riducendo ulteriormente il divario tra i generi. I trend di consumo di sostanze illecite sembrano stabilizzarsi rispetto alle precedenti indagini: la maggioranza degli studenti che ha provato droghe (18%) dichiara di avere utilizzato cannabis, il cui uso una tantum è riferito dal 19% degli studenti (l’Italia è al 14esimo posto con il 23%), mentre il 7% ha provato una o più sostanze tra anfetamine, cocaina, cocaina crack, ecstasy, LSD ed eroina (Italia 12esima con il 9%).

fonte:  dronet.org

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Salvaguardare per primi i bambini anche quando i genitori hanno problemi di alcol

16 Marzo 2009

La letteratura si sta concentrando sui problemi alcol-correlati stante gli effetti scatenanti di situazioni violente che il consumo di alcol favorisce; i dati epidemiologici lo confermano. Ma da qualche tempo è in larga diffusione il consumo di cocaina, voluttuario o di abuso. La cocaina si combina anche essa con le situazioni in cui si scatena la violenza.
I minori che vivono con genitori che hanno problemi di dipendenza da alcol e che allo stesso tempo mettono in atto violenze ed abusi in famiglia sono soggetti ad un rischio di danno evolutivo molto più elevato degli altri minori. La coesistenza di entrambi i problemi in almeno uno dei genitori (sia dipendenza da alcol che la perpetrazione di violenza) è associata ad effetti negativi più elevati. Gli effetti dovuti alla coesistenza delle due diverse problematiche spesso, oltre ad essere accresciuti, sono anche fra loro reciprocamente combinati.
Grazie ad alcune ricerche svolte soprattutto nel contesto inglese si sa che il numero di bambini che vivono con almeno un genitore con problemi di alcolismo è stimato in UK tra 800.000 e 2.5 milioni.
In Italia EUROCARE & COFACE, 1998 stima tra i 602.000 e 1.032.000 i casi di figli di alcolisti. Se ad essi si aggiungono i figli dei tossicodipendenti si arriva a 750.000 – 1.200.000.

Nel Regno Unito, più di un quarto delle donne ha subito o subisce violenza domestica e che le donne con bambini, rispetto alle donne senza figli, sono esposte ad un rischio doppio di subire abuso; a più alto rischio di violenza sono le donne single con figli, specie se recentemente separate. La situazione italiana è sostanzialmente simile.
Uno studio all’interno della fascia di popolazione giovanile ha rilevato che il 26% dichiara di aver assistito almeno una volta ad episodi di violenza tra i propri genitori, mentre il 5% ha assistito ad episodi di violenza domestica con una certa frequenza
Altre ricerche dimostrano che tra il 60-80% delle donne che si rivolge ai servizi per abuso di alcol dichiara di aver subito abuso domestico almeno una volta negli ultimi 6 -12 mesi.
Si può pertanto concludere che esiste un urgente bisogno di offrire una risposta per ridurre i danni (fisici, psicologici e relazionali) dei bambini figli di genitori alcolisti che li maltrattano.
Prese singolarmente, sia le problematiche legate alla convivenza con genitori violenti e abusanti che i problemi di alcoldipendenza dei genitori possono avere un impatto a lungo termine profondamente negativo sui bambini di tutte le età.
Per quanto riguarda i danni evolutivi si sono rinvenuti stretti parallelismi fra i rischi che corrono i figli di genitori con problemi di alcolismo ed i rischi cui sono esposti i bambini soggetti ad abuso domestico

I bambini appartenenti a gruppi di minoranze etniche possono avere bisogni peculiari legati al proprio ambiente culturale e familiare anche per quanto concerne i problemi di etilismo di uno dei due genitori. Infatti all’interno di alcune culture e religioni, persino un consumo sporadico di alcol può essere considerato fonte di vergogna. Per quanto concerne invece l’abuso domestico, all’interno di alcune culture tale fenomeno può essere ignorato: all’interno di una famiglia possono non solo verificarsi collusioni fra membri (fra chi agisce l’abuso e chi sa ma non interviene o addirittura lo considera giustificato) ma anche ulteriori perpetrazioni dell’abuso (anche attraverso il coinvolgimento di altri membri familiari), secondo specifiche credenze culturali legate ai ruoli di genere ed aspettative della famiglia. Occorre nondimeno considerare che per i bambini che appartengono a gruppi di minoranza etnica la casa è spesso considerata come un’oasi dalla persecuzione razziale: lasciare la propria casa, e così la violenza domestica in essa perpetrata, per molti bambini (ma anche per adulti vulnerabili) può significare dover incorrere in altre violenze razziali esterne; passare dalla padella alla brace.

In Italia è poco frequente che i problemi di abuso di alcol o droghe e quelli di violenza domestica trovino una risposta unitaria combinata all’interno del medesimo servizio: nella fase di identificazione del fenomeno ed in quella di intervento sono spesso coinvolti servizi diversi che hanno fra loro scambi limitati e a volte antagonisti. Di conseguenza gli adulti (e soprattutto i loro figli) non ricevono un supporto capace di rispondere ai propri bisogni in modo adeguato. E’ un’urgenza sociale e sanitaria.

Umberto Nizzoli
già direttore Programma Dipendenze Patologiche di Reggio Emilia;
Direttore Personalità/Dipendenze, Mucchi editore

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Fumate gente, fumate…

16 Gennaio 2009

Negli USA il fumo di tabacco uccide 440.000 americani ogni anno. Praticamente più di quanto uccidono insieme alcol, cocaina, eroina, omicidi, suicidi, incidenti d’auto, incendi e AIDS. Dal 1964 più di 12 milioni di americani sono morti prematuramente per problemi legati all’assunzione di tabacco. Il fumo di sigaretta danneggia ogni organo del nostro corpo. E’ stata provata la sua connessione con leucemia, cataratta, malattie polmonari, cancro (1/3 di tutte le morti per cancro). I tassi di mortalità per cancro sono doppi fra i fumatori rispetto ai non fumatori, anche quadrupli fra i fumatori pesanti. Fra le forme tumorali maggiormente sviluppate in un fumatore prevale il cancro ai polmoni (il fumo di sigarettà risulta collegato al 90% di tutti i casi di tumare ai polmoni) Il fumo è anche associato al cancro a bocca, faringe, larigne, esofago, stomaco, pancreas, utero, reni, uretere, vescica. Oltre ai tumori il fumo causa disturbi polmonari quali bronchiti, enfisema, può esacerbare sintomi asmatici, ecc. Il fumo aumenta anche il rischio di disturbi cardiocircolatori, quali ictus, attacco di cuore, disturbi vascolari, aneurisma. L’esposizione ad elevate concentrazioni di nicotina può essere estremamente tossica e produrre vomito, tremori, convulsioni, morte. Infatti una dose di nicotina pura può uccidere una persona in pochi minuti.

fonte:  dronet.org

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‘Spice’: non è una spezia e non è innocua

10 Gennaio 2009

Una nuova sostanza simile alla marijuana, denominata “spice”, è diventata oggetto di provvedimenti legislativi nell’ambito delle politiche antidroga in alcuni paesi dell’Unione Europea, dopo la conferma che la miscela di erbe da fumare ha effetti psicoattivi. La droga conosciuta anche con il nome “Spice Silver,” “Spice Gold,” “Spice Diamond,” “Spice Arctic Synergy” and “Spice Yukatan Fire”, ha iniziato a diffondersi in Europa nel corso del 2008.
Gli ingredienti di questa miscela sono di origine vegetale pertanto, fino a questo momento, in molti paesi europei la vendita della spice era consentita. Tuttavia, l’analisi della composizione chimica della spice ha rinvenuto la presenza di un composto sintetico utilizzato nella produzione, il JWH-018 quattro volte più potente del principio attivo THC contenuto nella cannabis.
I test hanno dimostrato che l’uso di tale sostanza può causare disturbi all’apparato cardiocircolatorio, al sistema nervoso e può portare alla dipendenza. Per tale ragione, i governi di numerosi paesi europei stanno considerando la possibilità di inserire la spice nell’elenco delle sostanze stupefacenti e psicotrope, mentre Germania e Austria ne hanno già vietata la produzione, la vendita e il consumo.

fonte:  dronet.org

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conto alla rovescia…

5 Gennaio 2009

(ANSA) – BERLINO, 30 DIC - Sara’ illegale in Germania, dal primo gennaio prossimo, la ‘Spice’, una sostanza simile alla marijuana che da qualche tempo va di moda. La decisione, annunciata dall’incaricata federale per le droghe e l’alcol, Sabine Baetzing (Spd), segue di poche settimane una misura analoga in Austria. Secondo la stampa anche altri paesi europei stanno valutando una sua eventuale messa al bando. Secondo la Baetzing, la Spice puo’ provocare disturbi, danni e dipendenza.

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USA: allarme nuovi beveroni allucinogeni

19 Dicembre 2008

Provocano effetti opposti a quelli delle bevande energizzanti e vengono mischiate a sostanze psicoattive. Sono le nuove bevande ad effetto “rallentatore”, concepite per rallentare i ritmi di chi le assume.
“Drank,” “purple stuff” e “lean” sono i termini gergali con cui vengono chiamati queste bevande contenenti melatonina, rosa canina, radice di valeriana, tutte sostanze dagli effetti calmanti. Ma se gli ingredienti presi singolarmente non sono pericolosi, possono avere conseguenze anche gravi quando sono mischiati ad alcol, codeina, vicodina, hidrocodeina, avverte Amitava Dasgaputa, professore di patologia medica alla UT Medical School.
Il professor Ronald Peters, docente di salute pubblica presso la University of Texas-Houston, ha studiato il fenomeno che, partito da Houston, si è diffuso soprattutto tra giovani rappisti del sud America. La tendenza è quella di mescolare queste bevande a sciroppo per la tosse a base di codeina e ad alcol, ottenendo un miscuglio sospettato di avere causato la morte di alcuni giovani. “Sono preoccupato del fatto che queste nuove bevande possano rappresentare un’iniziazione all’uso di droghe per quei giovani che vogliono sperimentare gli effetti di rallentamento provocati dall’abuso di sciroppo per la tosse” afferma Peters “considerato che tali sostanze sono disponibili sul mercato e meno costose di altre droghe allucinogene”.

fonte:  dronet.org

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prima di accendervi la prossima sigaretta guardate queste immagini e riflettete…

11 Dicembre 2008
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Ipocretina, un interruttore molecolare per smettere di fumare

5 Dicembre 2008

Bloccando i recettori di uno specifico neuropeptide, una breve catena di aminoacidi presente nel tessuto nervoso, nei modelli animali si riesce a ridurre il desiderio di nicotina. Inoltre, si è osservato che un danneggiamento a carico della corteccia cerebrale insulare può interrompere la dipendenza da nicotina nei fumatori, che smettono spontaneamente di fumare e percepiscono una riduzione significativa del desiderio di fumare.
I meccanismi neurobiologici attraverso i quali l’insula controlla il desiderio di fumare non sono ancora noti. Tuttavia, i risultati di uno studio condotto presso l’Istituto di ricerca Scripps in Florida e pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) dimostrerebbero che il desiderio di fumare può essere ridotto rapidamente agendo sui recettori dell’ipocretina.
I ricercatori hanno scoperto che bloccare i recettori dell’ipocretina (Hcrt-1 e orexin-1), un neuropeptide prodotto nel cervello da cellule dell’ipotalamo, non riduce nei topi la motivazione ad ottenere la droga. Il blocco di questi recettori inoltre elimina gli effetti stimolanti della nicotina sul sistema della gratificazione nel cervello. L’insula è innervata di fibre nervose che contengono ipocretina e il blocco dei recettori Hcrt-1 all’interno dell’insula contribuisce a ridurre il consumo di tabacco nei topi. I risultati dello studio suggeriscono che l’ipocretina svolga un ruolo chiave quale fattore neurobiologico nell’indirizzare il consumo di tabacco nei fumatori.

fonte: dronet.org

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gli inalanti

15 Novembre 2008

Gli inalanti sono sostanze volatili che producono vapori chimici che possono essere inspirate per provocare un effetto psicoattivo o uno stato di alterazione mentale. Nonostante anche altre sostanze possano essere inalate, il termine “inalanti” si usa per descrivere una varietà di sostanze la cui caratteristica comune fondamentale è che vengono assunte pressoché esclusivamente per inalazione. Questa definizione abbraccia un’ampia gamma di prodotti chimici differenti che possono avere diversi effetti farmacologici. Come risultato, è difficile riuscire ad avere una classificazione precisa degli inalanti. Un sistema di classificazione nomina quattro categorie generali d’inalanti-solventi volatili, aerosol, gas e nitriti, basandosi sulla forma in cui spesso si trovano questi nei prodotti, che possono essere domestici, industriali e medici.
I solventi volatili sono liquidi che evaporano a temperature ambientali. Si trovano in una varietà di prodotti economici e facilmente reperibili, d’uso comune, domestico e industriale. Questi includono i diluenti e i solventi di vernici, liquidi per lavaggio a secco, benzine, colle, liquidi correttivi e liquidi vari. Gli aerosol sono nebulizzatori che contengono propulsori e solventi. Questi includono le vernici polverizzate, atomizzatori per deodoranti e lacche per capelli, nebulizzatori di olio vegetale per cucinare e nebulizzatori per proteggere tessuti.

Tra i gas abbiamo gli anestetici usati in ambito medico, come anche i gas che si usano in prodotti domestici o commerciali. I gas anestetici includono etere, cloroformio, alotano e protossido di azoto, comunemente conosciuto come “gas esilarante”. Tra essi, quest’ultimo è il più abusato. Tra i prodotti casalinghi e commerciali che contengono gas si trovano gli accendini alimentati a butano, bombolette di gas propano, spray e refrigeranti.

Quanto sono utilizzati gli inalanti?
Gli inalanti, soprattutto i solventi volatili, gas ed aerosol, sono tra le prime droghe utilizzate tra le persone più giovani. Un’inchiesta nazionale negli Stati Uniti indica che circa il 6% dei bambini delle classi elementari hanno già provato inalanti. Gli inalanti sono tra le poche sostanze utilizzate maggiormente dai ragazzi più giovani, piuttosto che tra i più grandi. Nonostante questo, l’abuso di inalanti può diventare cronico ed estendersi all’età adulta.
In generale, coloro che abusano di inalanti usano qualunque sostanza sia disponibile. Tuttavia, gli effetti prodotti dai differenti inalanti variano ed alcuni persone fanno qualsiasi cosa per ottenere l’inalante favorito. Per esempio, in certe parti del paese, uno dei più utilizzati è il “Texas shoe-shine”, un nebulizzatore che contiene il composto chimico toluene. Sono inalanti molto popolari anche le vernici polverizzate argentate o dorate che contengono più toluene di qualsiasi altro colore.
I dati delle indagini nazionali e statali suggeriscono che l’abuso di queste sostanze arriva al suo punto massimo nel periodo corrispondente alla scuola media inferiore italiana. Per esempio, l’Inchiesta Americana sulle Droghe e l’Alcool per gli studenti dal quarto al dodicesimo grado (scuola media inferiore – scuola media superiore) indica che la percentuale di questi che hanno usato inalanti in alcune occasioni arriva al suo punto massimo all’ottavo grado, ad un’età corrispondente alla classe terza della scuola media inferiore italiana.

Quali sono gli effetti a breve ed a lungo termine dell’uso di in analanti?
Benché le sostanze chimiche che si trovano negli inalanti possano produrre vari effetti farmacologici, la maggioranza degli inalanti produce un’euforia rapida che assomiglia all’intossicazione alcolica, caratterizzata da un’eccitazione iniziale, seguita poi da sonnolenza, disinibizione, stordimento ed agitazione. Se s’inalasse sufficiente quantità, quasi tutti i solventi e gas produrrebbero anestesia, una diminuzione della sensibilità percettiva e possono condurre ad uno stato di incoscienza.
Le sostanze chimiche contenute nei solventi, nei gas e negli aerosol possono produrre una varietà di altri effetti durante o poco dopo il loro uso. Questi effetti sono dovuti all’intossicazione da inalanti e possono includere aggressività, apatia, deterioramento cognitivo, e il non poter funzionare appropriatamente nel lavoro o in situazioni sociali. Altri possibili effetti sono la nausea, sonnolenza, balbuzie, letargo, riflessi rallentati, debolezza muscolare generale e stupore. Per esempio, le indagini dimostrano che il toluene può produrre mal di testa, euforia, sensazione di barcollamento, ed inabilità nel coordinare i movimenti. L’esposizione ad alta dose può causare confusione e delirio. Altri effetti collaterali comuni sono nausea e vomito.
Molte persone manifestano una forte necessità di continuare ad utilizzare inalanti, specialmente quelle che li hanno utilizzati per periodi molto lunghi. L’abuso prolungato di inalanti può causare un utilizzo compulsivo e portare ad un lieve caso di sindrome di astinenza.
Altri sintomi osservati in persone che hanno abusato di inalanti per lungo tempo, sono perdita di peso, debolezza muscolare, disorientamento, mancanza di attenzione e coordinazione, irritabilità e depressione.

Quali sono le conseguenze mediche dell’abuso di inalanti?
Coloro che abusano d’inalanti corrono il rischio di soffrire di tutta una serie di conseguenze mediche devastanti. L’inalazione prolungata di composti chimici altamente concentrati che si trovano nei solventi o aerosol può indurre aritmia che può provocare un arresto cardiaco e la morte in pochi minuti. Questa sindrome, conosciuta come “morte istantanea per inalazione”, può essere provocata anche da una singola assunzione di inalanti. La morte immediata per inalazione si associa principalmente con l’abuso del butano, propano e le sostanze chimiche degli aerosol. Anche l’abuso di inalanti può causare la morte nelle seguenti maniere:
· Asfissia -da inalazioni ripetute che portano ad alte concentrazioni di fumi inalati che sostituiscono l’ossigeno disponibile nei polmoni;
· Soffocamento-bloccando l’entrata di aria nei polmoni quando si inalano i vapori da una borsa di plastica messa sulla testa.
· Soffocamento da vomito-inalando il vomito prodotto dopo avere usato inalanti
· Ferita mortale-per incidenti, includendo le morti per incidenti automobilistici causati da intossicazione.
Le osservazioni realizzate su animali ed esseri umani mostrano come gli inalanti siano altamente tossici. Forse l’effetto nocivo più significativo dell’esposizione abituale agli inalanti è il danno estensivo e di lunga durata al cervello e ad altre parti del sistema nervoso. Per esempio, ricerche su animali e studi su patologie umane mostrano che l’abuso abituale di solventi volatili come il toluene, danneggia la zona protettiva attorno a certe fibre nervose nel cervello e nel sistema nervoso periferico. Questa distruzione estensiva delle fibre nervose è clinicamente simile a quella che si può vedere in malattie neurologiche come la sclerosi multipla.
Gli effetti neurotossici dell’abuso prolungato di inalanti includono sindromi neurologiche che riflettono danni del cervello in zone che includono il controllo cognitivo, motorio, visivo ed uditivo. Le anormalità cognitive possono andare da un lieve deterioramento fino ad una demenza severa. Altri effetti possono includere difficoltà nel coordinare i movimenti, spasticità e perdita di sensibilità dell’udito e della vista.
Gli inalanti sono molto tossici anche per altri organi. L’esposizione cronica può produrre danni significativi al cuore, polmoni, fegato e reni. Benché alcuni dei danni prodotti dagli inalanti al sistema nervoso, come a quello di altri organi, possono essere più o meno reversibili quando cessa l’abuso degli inalanti, molte altre sindromi causate dall’abuso ripetuto o prolungato sono irreversibili.
L’abuso degli inalanti anche durante la gravidanza può aumentare il rischio per i bambini di soffrire di qualche deterioramento nel loro sviluppo. Studi su animali, progettati per simulare i modelli umani di abuso di inalanti, suggeriscono che l’esposizione prenatale al toluene o il tricloruro di etilene può produrre un peso natale più basso, occasionalmente anomalie scheletriche, e uno sviluppo neuro-comportamentale ritardato. Alcune relazioni di casi mostrano anomalie in neonati le cui madri abusavano abitualmente di solventi ed è documentato un successivo deterioramento nello sviluppo in alcuni di questi bambini. Tuttavia, non si è portato a termine uno studio ben controllato di prospettive sugli effetti su esseri umani dell’esposizione prenatale ad inalanti e, pertanto, non è possibile legare l’esposizione prenatale ad una specifica sostanza chimica con uno determinato difetto di nascita o problema di sviluppo.

fonte:  dronet.org

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italiani e sigarette, consumi stabili

14 Novembre 2008

I dati del 2008 confermano quanto osservato negli ultimi 3 anni, secondo cui si assiste ad una sostanziale stabilizzazione della quota di fumatori tra la popolazione di 14 anni e oltre (22,2%), sebbene tra il 2000 e il 2005 si sia registrata una riduzione dei fumatori di circa 2 punti percentuali.
Attualmente in Italia fumano circa 11,2 milioni di persone (6,5 milioni di uomini e 4,7 milioni di donne), i non fumatori sono il 52,9% e gli ex fumatori rappresentano il 22,9%, secondo le ultime stime pubblicate a novembre nell’Annuario statistico italiano dell’Istat. Il tabagismo è più diffuso tra i maschi rispetto alle femmine (28,6% vs 16,3%) e riguarda soprattutto la fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, dove i fumatori rappresentano il 29,2%. Sempre in questa fascia d’età, tra i maschi si riscontra la percentuale più elevata di consumatori (36,9%), mentre la quota più elevata di fumatrici (24,3%) corrisponde alla fascia d’età 45-54 anni.
Tuttavia, i non fumatori rappresentano la maggioranza della popolazione (52,9%), mentre il 30,4% dei maschi e il 15,9% delle femmine dichiara di aver fumato in passato. Gli effetti nocivi del fumo (attivo e passivo) sono ben documentati da numerose indagini epidemiologiche. L’esposizione al fumo di tabacco può comportare l’insorgenza di patologie cronico-degenerative soprattutto a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare.

fonte:  dronet.org

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alcol

7 Ottobre 2008

L’alcool esercita la sua azione sul cervello mediante una interferenza con specifici recettori sul complesso macromolecolare del GABA, ma coinvolge anche altre monoamine cerebrali e peptidi. L’alcool ha un effetto bifasico: a basse dosi presenta risposte euforizzanti, attivanti ed energizzanti, in seguito invece si manifesta una fase ansiolitica e sedativa che può essere attribuita ad una azione inibitoria sui recettori degli aminoacidi eccitatori (NMDA) e a un incremento della azione GABAergica. Dal punto di vista endocrino l’assunzione di alcool nell’uomo produce un immediato aumento del cortisolo plasmatico che potrebbe spiegare negli alcolisti i segni di iper-surrenalismo. L’azione dell’alcool sulla secrezione del cortisolo é mediata dalla stimolazione di ACTH e probabilmente attraverso un coinvolgimento del CRF. L’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene sembra essere la causa degli effetti immunosoppressivi dell’alcool. Contrastanti i dati inerenti le modificazioni della PRL indotte dall’etanolo: un transitorio rialzo della prolattina è stato riportato nel corso della esposizione acuta all’alcool. Alcuni autori riferiscono di una riduzione della PRL nell’alcolismo, ma secondo altri la iperprolattinemia caratterizzerebbe i pazienti a peggiore prognosi. E’ stato già ben documentato che l’alcool e il suo metabolita acetaldeide influenzano la funzione gonadica nel maschio, ma non del tutto chiare sono le vie di interazione tra alcool e gonadi. Nei soggetti di sesso femminile l’esposizione acuta all’alcool provocherebbe una riduzione del progesterone e un transitorio rialzo della prolattina. Gli effetti attesi dell’alcool sulla sfera psicologica da parte di consumatori moderati riguardano vari problemi: il miglioramento del tono dell’umore, lo stress, la facilitazione dell’integrazione sociale e una incrementata capacità di socializzazione. L’alcool può esser assunto anche con l’aspettativa di migliorare il funzionamento cognitivo ed aumentare le prestazione lavorative. In generale sia gli individui con uso problematico di alcool, sia gli alcolisti veri e propri, si aspettano dall’utilizzo dell’alcool una certa auto-cura degli stati depressivi e un aiuto psicologico nei rapporti sociali e nel controllo dell’ansia. Gli effetti dell’alcool inizialmente sarebbero simili a quelli dei farmaci antidepressivi, e sarebbero mediati, almeno in parte, da un’alterazione del sistema serotoninergico che riveste un’importante ruolo nella regolazione dell’umore. È’ risaputo che l’alcool ha effetti ansiolitici e disinibitori sul comportamento attraverso la sua azione sulle strutture subcorticali implicate nella regolazione della rabbia e dell’aggressività. Gli effetti di socializzazione e disinibizione che molti fobici sociali riferiscono possono essere mediati da un’elevazione del tono dell’umore indotta dall’alcool. L’assunzione continua di alcool determina altresì alterazioni ingravescenti della personalità con modificazioni del carattere (litigiosità, violenza) e del senso etico: i rapporti interpersonali peggiorano, compare una tendenza all’isolamento sociale con ricadute negative sia in ambito relazionale che lavorativo. Si osserva con una certa frequenza un’associazione di comorbidità psichiatrica tra disturbo da uso di alcool e disturbi psichiatrici di Asse II, in particolare con il disturbo di personalità antisociale e il disturbo d’ansia.

fonte: dronet.org