Archivio per la categoria ‘droghe’

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Ketamina

29 Ottobre 2009

La ketamina è un anestetico generale utilizzato prevalentemente per scopi veterinari, agisce deprimendo il Sistema Nervoso Centrale, riducendo la frequenza cardiaca/respiratoria e la pressione arteriosa. A dosaggi inferiori a quelli necessari per l’anestesia produce anche effetti psichedelici che inducono una sensazione di dissociazione tra mente e corpo.
La sostanza, che si presenta sotto forma liquida o di polvere biancastra è normalmente sniffata ma può anche essere ingoiata o assunta con iniezioni inframuscolari.

EFFETTI E RISCHI

L’effetto e la durata dell’esperienza, dopo l’assunzione, oltre che dalla purezza e dalle modalità di assunzione della ketamina (sniffata produce effetti in pochi minuti) dipendono molto anche dalla predisposizione della persona e dal contesto. Comunemente provoca un leggero stato di euforia, seguito da una sensazione di distacco tra mente e corpo che porta a difficoltà nella coordinazione dei movimenti e più in generale a difficoltà nel controllo dei vari sensi; condizioni che portano al disorientamento, alla perdita del senso di identità e ad un distacco quasi totale dalla realtà. Ad alti dosaggi è possibile arrivare a stati mentali vicini al coma che provocano NDE (esperienze vicine alla morte). Queste sensazioni possono provocare stati di ansietà o crisi di panico. Con un uso continuato di ketamina, oltre ad una lenta scomparsa degli effetti psichedelici che lasciano solo l’effetto sedativo della sostanza, non si escludono danni permanenti al sistema nervoso.
In caso di overdose si possono avere arresti cardiaci e gravi danni cerebrali.

fonte:  up.comune.re.it

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La cannabis toglie piacere al sesso

31 Agosto 2009

La cannabis è la sostanza illegale più utilizzata al mondo ma, nonostante ciò, le disfunzioni sessuali che ne derivano sono ampiamente ignorate. Infatti, l’uso abituale di cannabis ha un forte impatto sulla salute sessuale degli utilizzatori, sia maschi che femmine.
L’indagine, condotta presso La Trobe University di Melbourne in Australia, ha coinvolto circa 8.700 persone di età compresa tra i 16-64 anni che sono state intervistate telefonicamente. I consumatori di cannabis rappresentano circa il 9% dell’intero campione; di questi l’1,5% ne fa un consumo giornaliero, un altro 1,5% un uso settimanale, il 5,8% un uso occasionale.
Lo studio, che verrà pubblicato sul numero di settembre del Journal of Sexual Medicine, ha evidenziato che l’uso quotidiano di cannabis è associato ad una probabilità doppia rispetto a chi non consuma di avere disfunzioni sessuali, e a tali conseguenze sono soggetti sia gli uomini che le donne. In particolare, le donne hanno una probabilità di contrarre malattie veneree sette volte superiore alle non utilizzatrici; questo effetto non si manifesta negli uomini che, tuttavia, hanno quattro volte più difficoltà a raggiungere l’orgasmo o hanno una probabilità due volte maggiore di raggiungerlo o con troppa fretta o con troppa lentezza.

fonte: dronet.org

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Droghe in gravidanza: sindrome di astinenza neonatale

8 Maggio 2009

L’uso di droghe durante la gravidanza espone i neonati al rischio di sviluppare una sindrome di astinenza neonatale, fenomeno in preoccupante crescita secondo quanto riportato da un recente studio pubblicato su Pediatrics.
Lo studio di coorte retrospettivo ha misurato la prevalenza di questa patologia in Australia occidentale nel periodo compreso tra il 1980 e il 2005, ed analizzando le condizioni di salute di circa 637mila neonati sono stati riscontrati 906 casi di sindrome di astinenza neonatale, con una crescita media annuale pari al 16,4%. La prevalenza di questa sindrome è cresciuta nel periodo osservato passando da 0,97 a un picco di 42,2 casi ogni 10.000 neonati.
Alcune caratteristiche materne sono state individuate quali fattori predittivi di sviluppo della sindrome neonatale: precedenti ricoveri per disturbi mentali, basso livello professionale, fumare in gravidanza, appartenere al gruppo aborigeno. Questi bambini, inoltre, risultano maggiormente esposti al rischio di maltrattamenti e di essere dati in affido, tanto più se le madri hanno meno di 30 anni, versano in condizioni economiche svantaggiate, e sono state precedentemente ricoverate per aver subito violenza o per disturbi mentali.
L’incremento di questa patologia negli ultimi 25 anni evidenzia la necessità di una diagnosi precoce e di interventi che supportino le donne in gravidanza e con dipendenza da droghe. Il professor Stanley, co-autore dell’indagine, osserva come la crescita dei neonati che soffrono della sindrome di astinenza rispecchi l’aumento complessivo dell’uso di droghe osservato nella comunità.

fonte: dronet.org

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Diritto alla libertà dalla droga

18 Marzo 2009

“Non esiste un diritto a drogarsi, esiste semmai un diritto a essere liberi dalla droga”. Questo il messaggio chiave che giunge dalla V Conferenza nazionale sulle droghe di Trieste.
Bisogna focalizzare l’attenzione sulla centralità della persona, sulle motivazioni e sulle scelte che portano all’assunzione di droghe, le soglie di consapevolezza circa la nocività delle droghe si sono pericolosamente abbassate. I connotati delle droghe stanno sempre più confondendosi con quelli dei prodotti di consumo, la loro promozione rappresenta un marketing sempre più evoluto, finalizzato a generare una sorta di consenso attorno alla cultura della morte.
La platea delle dipendenze si è ampliata oltre che ai giovani anche agli adulti, ai lavoratori, agli immigrati, sorge quindi la necessità di fornire risposte adeguate alle nuove richieste che sottointendono una concertazione e una programmazione effettiva tra Stato, Regioni e Pubblica Amministrazione.
Si è ribadita inoltre la necessità di ripristinare il fondo nazionale per la lotta alle tossicodipendenze, oppure di disporre per legge che un’aliquota della spesa sanitaria sia destinata obbligatoriamente alla lotta alle tossicodipendenze.
Un aspetto innovativo introdotto è rappresentato dal fatto che la Conferenza debba essere considerata come l’incipit – il momento iniziale – di un processo di consultazione permanente che prevede la continuazione dei lavori in una serie di ulteriori incontri nel corso dell’anno. Questa modalità permetterà non solo agli operatori di poter proseguire il confronto sui temi già affrontati durante i lavori, ma offrirà anche la possibilità di approfondire il dibattito e di individuare possibili strategie operative.

fonte:  dronet.org

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Effetti dell’esposizione prenatale alla cocaina

4 Febbraio 2009

L’esposizione prenatale alla cocaina comporta una compromissione del sistema cerebrale responsabile delle funzioni di regolazione comportamentale ed emozionale. La cocaina inibisce il riassorbimento delle monoamine nelle giunzioni presinaptiche e le regioni cerebrali ricche di monoamine sono proprio i principali centri coinvolti nelle attività di controllo e di reattività a situazioni di tensione.
Lo studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Buffalo di New York e pubblicato su Neurotoxicology and Teratology, si è proposto di esaminare il ruolo dell’esposizione prenatale alla cocaina e dei fattori di rischio associati alla reattività e al controllo infantili, in un modello di studio umano. Il sistema di controllo è composto da due componenti principali, la latenza e l’intensità di reazione a stimoli ambientali, e le risposte comportamentali e le strategie che modulano queste reazioni. L’ipotesi era che i bambini esposti alla cocaina dimostrassero una reattività e un eccitamento elevati e una minore capacità di controllo in situazioni di tensione/frustrazione.
I risultati dell’indagine, che ha coinvolto 167 coppie madre-neonato, hanno dimostrato come i neonati esposti precocemente alla cocaina reagivano negativamente con reazioni di rabbia e tristezza all’aumentare della tensione e in modo più rapido rispetto al gruppo di controllo. È stato inoltre osservato che mentre i neonati del gruppo di controllo cambiavano strategie per far fronte alla crescente tensione, i neonati esposti alla cocaina reagivano ripetendo sempre le medesime strategie. L’esposizione prenatale alla cocaina rende quindi i neonati più reattivi a situazioni di stress crescente, ma non sono in grado di variare il numero di strategie di controllo per far fronte a tali situazioni.

fonte:  dronet.org

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Cannabis: effetti sull’attività cerebrale

23 Gennaio 2009

La cannabis è la droga più utilizzata al mondo, anche se l’uso comporta un’ampia gamma di effetti psicologici e sintomatici. L’utilizzo di breve periodo può indurre disturbi psicotici e ansia, mentre un utilizzo regolare è associato a un deterioramento delle funzioni cognitive e ad un maggior rischio di schizofrenia.
Due studi condotti presso l’Istituto di Psichiatria del King College di Londra, hanno ulteriormente approfondito la comprensione scientifica degli effetti psichiatrici dannosi derivanti dall’uso di cannabis, indicando come i due principali componenti psicoattivi, il THC e il CBD, agiscano sul cervello e alterino le funzioni cognitive. I ricercatori hanno utilizzato tecniche di imaging a risonanza magnetica e misurazioni comportamentali per valutare l’impatto sulle funzioni cerebrali di volontari sani.
Nel primo studio pubblicato su Biological Psychiatry, i ricercatori hanno valutato l’effetto del THC e del CBD sulle funzioni cerebrali, durante lo svolgimento di un compito “go/no go” dopo che era stato loro somministrato uno dei due principi attivi o un placebo. I risultati hanno evidenziato come il THC riduca l’attivazione della corteccia prefrontale, che svolge un ruolo critico nel processo di inibizione della risposta.
Nel secondo studio pubblicato su Archives of General Psychiatry, i ricercatori hanno analizzato le basi neuro-fisiologiche degli effetti della cannabis sull’ansia, utilizzando durante l’esperimento delle immagini di volti con espressioni terribili. Questo tipo di stimolo generalmente stimola l’attività dell’amigdala provocando ansia e aumentando la conduttanza dell’epidermide, ma i risultati hanno mostrato come la somministrazione di CBD riduca invece la reattività di risposta.
In conclusione, gli studi evidenziano che i due componenti psicoattivi hanno effetti distinti sulle funzioni cerebrali, spiegando quindi i differenti effetti sui sintomi psichiatrici e cognitivi. La comprensione dell’azione dei principi della cannabis sul cervello è fondamentale per capire il ruolo di questa sostanza nell’eziologia dei disturbi psichiatrici osservati.

fonte:  dronet.org

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Effetti della cocaina

17 Gennaio 2009

Devi sapere che gli effetti della droga si verificano più o meno rapidamente (e dipendono dalla modalità di assunzione, in ordine di velocità: iniezione endovenosa, fumandola, inalazione per via nasale, masticazione delle foglie) e consistono principalmente in:

EFFETTI PSICOTROPI
Distorsione cognitiva e delle capacità recettive
Sensazione di aumento delle percezioni
Attenuazione della reattività fisica e mentale
Riduzione del senso di fatica
Alterazione del sonno e della sensazione di fame e sazietà
Senso di euforia

nella foto si puo notare come dieci 10 giorni dopo l’assunzione di cocaina l’attivita cerebrale (in bianco) sia ridottissima e dopo 100 giorni è ancora in fase di ripristino.

EFFETTI FISIOLOGICI
aumento della frequenza cardiaca
aumento della contrattilità del ventricolo sinistro
aumento della pressione arteriosa
iper-produzione di adrenalina
diminuzione della produzione di ossido nitrico
aumento dell’aggregabilità piastrinica nel sangue
accelerazione del processo aterosclerotico.

Tutto ciò và incontro a rischi considerevoli di trombosi, infarto miocardico e danni permanenti al sistema cardio vascolare.

EFFETTI A LUNGO TERMINE
Depressione, ansia, irritabilità, paranoia, insonnia e psicosi
perdita di peso
distruzione del sistema immunitario
rottura del setto nasale in caso di assunzione reiterata per via intranasale

OVERDOSE
Agitazione, ostilità, allucinazioni, convulsioni, ipertermia, infarto, paralisi muscolare e della respirazione, morte.

Inoltre devi sapere ed importante sfatare il mito secondo cui la cocaina non dà assuefazione, La Cocaina genera assuefazione !! con successivo shock anafilattico che nei casi più gravi conduce alla morte.

fonte:  cocaina.cc

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Crack

2 Gennaio 2009

Il Crack si ottiene dal riscaldamento della cocaina idrocloruro con soluzione acquosa di bicarbonato di sodio o di ammoniaca e per successiva separazione con solvente (etere) e liofilizzazione finale. Il suo uso si diffonde negli Stati Uniti negli anni ‘80, particolarmente tra i giovanissimi, grazie al suo basso costo di mercato

Come viene assunto

Il Crack si presenta sotto forma di piccoli cristalli opalescenti aggregati tra loro a costituire panetti di colore crema-biancastro, che al momento del loro utilizzo vengono frantumati e fumati con diverse modalità. Il termine con cui viene designata tale sostanza di sintesi deriva dal tipico rumore “cracking” che producono i cristalli contenuti nella miscela quando vengono riscaldati.

Il procedimento che richiede il Crack per essere fumato è rapido (circa venti minuti), economico e non necessitante di particolare attrezzatura: sono sufficienti un forno a microonde, un piatto caldo o un cucchiaio. Il Crack viene sminuzzato in piccole parti secondarie, i chips, che vengono introdotte in apposite pipe, solitamente ad acqua.

Il raffreddamento del fumo è indispensabile per l’integrità della struttura chimica della sostanza e per il suo maggiore assorbimento. Alla temperatura di combustione di una sigaretta, circa ottocento gradi, la cocaina cloridrato si decompone, così che nel prodotto di pirolisi non è possibile recuperare più dell’1% del suo principio attivo. Alla stessa temperatura, la cocaina base viene recuperata per il 18-20%; a temperature più basse, duecento gradi, è possibile ottenere circa l’84%. Per tale motivo, i fumatori adottano tecniche che consentono l’abbattimento delle temperature di combustione e garantiscono un rapido assorbimento della sostanza con conseguenti effetti esilaranti e psicostimolanti molto intensi.

Effetti e conseguenze

Un piccolo frammento di Crack, fumato, può indurre un effetto della durata di 20-30 minuti, al termine del quale l’euforia e la violenta ebbrezza vengono sostituite da una forte sensazione depressiva, accompagnata da prurito irrefrenabile.

Questa sensazione è di tale intensità e sgradevolezza da costringere frequentemente il consumatore ad assumere immediatamente una seconda dose dopo pochi minuti dalla prima. L’assunzione ripetitiva, a brevissimi intervalli di tempo e a concentrazioni progressivamente crescenti, conduce facilmente il soggetto ad un “crollo” psicofisico.

Questa modalità di somministrazione ha quindi un elevatissimo potenziale d’abuso e di overdose, data l’ampiezza delle oscillazioni del tono dell’umore, lo stato maniacale e l’intensa disforia che ne possono derivare. Il soggetto che fa uso di Crack può associare al composto, per amplificarne gli effetti, ipnotici, sedativi, amfetamine, alcool o eroina. La sindrome d’astinenza da Crack si manifesta con variegato corredo sintomatologico: brividi, tremori, dolori muscolari, fame letargia, depressione acuta.

fonte: stop-cocaina.it

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il “freebase”

12 Novembre 2008

Il freebase viene preparato partendo dalla cocaina aggiungendo dell’ammoniaca. Si tratta di una versione “europea” del crack, il freebase viene fumato e possiede degli effetti devastanti sull’organismo (è facile fare una overdose e morire d’arresto cardiaco), agisce rapidamente.

Se il crack è molto pericoloso, il freebase lo è ancora di più , la sua preparazione può già rivelarsi mortale (possibilità di combustioni spontanee).

Durante la preparazione viene anche usato etere etilico che è estremamente infiammabile, in presenza d’aria può formare dei perossidi che esplodono spontaneamente. La preparazione può quindi avverarsi già mortale, o provocare delle gravi ustioni. I suoi effetti e i suoi rischi di preparazione ne fanno una droga relativamente poco utilizzata e generalmente le viene preferito il crack (cocaina + bicarbonato di sodio), forse altrettanto distruttivo ma sicuramente meno rischioso a livello di preparazione.

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la ketamina

7 Novembre 2008

COS’È

Anestetico generale utilizzato sia in medicina che in veterinaria.
Scientificamente è definito ANESTETICO DISSOCIATIVO, data la capacità di questa sostanza di separare la mente dal corpo provocando in alcuni casi allucinazioni, visioni mistiche, sensazione di entrare in un’«altra realtà».
Questa sostanza è presente sul mercato illegale sotto forma liquida, in fiale comunemente dette «spruzzi»: con un procedimento di riscaldamento viene trasformata in polvere per poi essere solitamente sniffata, oppure fumata, anche se c’è chi prova a iniettarsela direttamente in muscolo.

EFFETTI RICERCATI

Solitamente chi si avvicina a questo tipo di sostanza lo fa principalmente per due motivi.

Per un’esperienza psichedelica
L’uso di ketamina a dosi elevate porta a un’esperienza psichedelica molto forte. La più tipica è definita da alcuni addirittura «vicino alla morte»; si può arrivare ad avvertire, cioè, un’intensa sensazione di essere realmente morti e, dopo un distacco della mente dal corpo, sembra di fluttuare nell’ambiente circostante per poi tornare alla vita e alla LUCE attraverso un tunnel. Tutto ciò dura circa un’ora.

Per fermare una macchina troppo veloce
In questo caso la ketamina funge da anestetico. A dosi moderate, infatti, viene utilizzata per contrastare altre droghe più veloci prese nel corso di una serata: speed, anfetamina, coca… L’obiettivo è quello di evitare, quando è ora di tornare a casa, di «incotolettarsi» ovvero di passare ciò che rimane della notte a rivoltarsi nel letto.

RISCHI

Essendo una sostanza con un forte potenziale psichedelico, il rischio principale è quello di non riuscire a tornare più con i piedi per terra, creando in questo modo un distacco sempre più forte dalla realtà.
Superare un dosaggio minimo rischia di essere terribilmente pericoloso. Anche qui vale la pena ricordare che è sconsigliabile assumere in modo superficiale e poco prudente sostanze che modificano la mente. Quello che rischiereste, infatti, è un bene prezioso: la vostra intelligenza e la vostra visione del mondo.
Per personalità particolarmente fragili è ancora più reale il rischio di vere e proprie psicosi, legate al viaggio e ai fantasmi che a volte si incontrano. Inoltre, un uso continuato della ketamina porta anche ad alcuni disturbi fisici, come difficoltà nella digestione e nell’urinare, oltre che a problemi di memoria.
È estremamente pericoloso usare ketamina contemporaneamente ad altre sostanze (alcol, barbiturici, eroina): si rischia un collasso cardiorespiratorio.
Spesso durante e dopo l’utilizzo vi è un forte senso di nausea, alcuni consigliano di non mangiare per alcune ore prima e dopo l’assunzione.
Dal momento che questa sostanza provoca la perdita di CONTROLLO del corpo è assolutamente sconsigliato mettersi alla guida di qualsiasi mezzo di locomozione (auto o moto che sia) e avventurarsi in tutto ciò che necessita una minima capacità di coordinazione dei movimenti (nuotare, correre in luoghi pericolosi, arrampicarsi o sporgersi…).

fonte:  drugs.mi.it

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allucinogeni

28 Ottobre 2008

Le droghe allucinogene, (naturali, sintetiche o semisintetiche) sono così definite a causa dei loro effetti; l’assunzione infatti altera sensibilmente il sistema percettivo, provocando illusioni sensoriali e inducendo una distorsione della realtà spazio temporale, fino a provocare vere e proprie allucinazioni, separate dal contesto ambientale.
Gli allucinogeni agiscono sul Sistema Nervoso Centrale, intervenendo nell’interazione fra le cellule nervose e il neurotrasmettitore serotonina, che è appunto coinvolto nel controllo del comportamento e della percezione sensoriale. Le droghe allucinogene possono essere di origine naturale oppure create in laboratorio, o ancora sintetizzate da sostanze naturali.

Gli allucinogeni hanno la caratteristica comune di intervenire sul Sistema Nervoso Centrale attraverso l’interazione con il sistema del neurotrasmettitore serotonina. Questa rappresenta uno dei “ponti chimici” attraverso i quali una cellula nervosa comunica con i recettori di un’altra per innescare l’impulso nervoso. Distribuito dal cervello attraverso il midollo spinale, il sistema della serotonina è coinvolto nel controllo del comportamento, della percezione e dei sistemi regolatori, incluso umore, fame, temperatura corporea, comportamento sessuale, controllo muscolare e percezione sensoriale, oltre a essere coinvolta nella coagulazione del sangue, avendo influenza anche sulle piastrine.
La differenza rispetto ad altre sostanze è nella risposta dei segnali cellulari dei neuroni corticali che LSD, mescalina, psilocibina e simili attivano dei recettori cerebrali, denominati 2AR (5-HT2AR), che abitualmente sono reattivi alla serotonina, fornendo però segnali di risposta diversi da quelli naturali; si ritiene che siano queste diverse risposte a causare i particolari effetti delle sostanze allucinogene.

Anche se con qualche differenza fra le diverse sostanze, sotto l’influenza degli allucinogeni le persone vedono immagini, sentono suoni e avvertono sensazioni riconosciute come reali, ma che nella realtà non esistono, fino al fenomeno della “sinestesia” in cui ad una persona sembra di ascoltare i colori e di vedere i suoni.
Gli effetti delle sostanze allucinogene sono difficilmente prevedibili perché fortemente influenzate dallo stato psico-fisico della persona al momento dell’assunzione. Altro motivo di imprevedibilità degli effetti è dovuto al fatto che le sostanze vengono prodotte in laboratori clandestini illegali, al di fuori di qualsiasi controllo. Il prodotto finale può essere “tagliato” di volta in volta con elementi diversi, anche dallo stesso produttore, causando quindi effetti inattesi nell’assuntore, che variano da piacevoli (good trip) a insopportabili e terrificanti (bad trip).
Gli effetti degli allucinogeni si presentano da 30 a 90 minuti dopo l’assunzione, e possono avere una durata anche superiore alle 12 ore, senza contare la presenza dei così detti “flashback”, ossia l’improvvisa ricomparsa degli effetti anche a distanza di mesi dall’assunzione.

Alterazioni fisiologiche
In seguito all’assunzione di sostanze allucinogene si verificano:

  • aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco;
  • secchezza delle fauci;
  • perdita dell’appetito;
  • nausea;
  • aumento della sudorazione;
  • tremori.
  • Alterazioni visive
    Uno dei primi effetti prodotti dagli allucinogeni sono le alterazioni del campo visivo, con la comparsa di macchie colorate, figure dai contorni indefiniti, oggetti in movimento che lasciano una scia colorata.
    I mutamenti visivi possono aggravarsi con l’apparizione di persone o animali, fino ad arrivare a vere e proprie allucinazioni, isolando la persona dalla realtà con la comparsa di paesaggi assurdi e di figure inesistenti.

    Alterazioni percettive
    L’alterazione del sistema della percezione comporta la mutazione delle sensazioni della pelle (che può diventare ipersensibile o totalmente anestetizzata) e della propriocezione muscolare, non riuscendo quindi a percepire gli arti e il resto del corpo, e arrivando all’impossibilità di stabilire in quale posizione ci si trovi. Ne consegue inevitabilmente un disturbo dell’equilibrio e del movimento.
    È possibile inoltre che si verifichi una distorta percezione temporale, ossia che il tempo passi molto lentamente.

    Alterazioni dell’umore
    Anche se in modo indiretto, gli allucinogeni comportano dei mutamenti nell’umore, dovuti al tipo di visioni causate dalle sostanze ingerite. Si possono verificare attacchi di panico e psicosi, anche durature (come paura della pazzia e della morte), stati di trance e di delirio, perdita dell’autocontrollo e scarsa concentrazione. L’alterazione della sensibilità, inoltre, comporta un elevato stato confusionale.

    Danni collaterali e dipendenza
    Gli allucinogeni possono determinare la morte in modo diretto, a causa di intossicazione acuta, di insufficienza renale o cardiocircolatoria, e più spesso in modo indiretto, a causa degli incidenti relativi alle allucinazioni vissute, come la sensazione di volare o, se ci si mette alla guida, l’improvvisa comparsa sulla strada di ostacoli inesistenti.
    L’assunzione di queste sostanze può procurare delle “psicosi persistenti”, come manie, depressione, incapacità di pensare in modo razionale, e generare il “disturbo persistente della percezione da allucinogeno- Hallucinogen Persisting Perception Disorder” (HPPD), comunemente chiamato “flashback” o “ritorno dell’acido”: distorsioni sensoriali, come bagliori, movimenti illusori e altri disturbi visivi, si possono ripresentare periodicamente in modo spontaneo ed inatteso, anche a distanza di mesi dall’assunzione, o addirittura di anni se l’uso della droga è stato prolungato. Le cause che provocano questi flashback non sono ancora note, ma sembra ci siano correlazioni con situazioni di stress fisico e psicologico.

    L’utilizzo di queste sostanze non genera dipendenza fisica, ma psicologica; il desiderio di riprovare le sensazioni procurate dalla droga si fanno sempre più pressanti.

    fonte:  dronet.org

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    metamfetamina

    18 Ottobre 2008

    Cos’è la Metamfetamina?

    La metamfetamina è un potente stimolante che dà assuefazione e causa gravi danni al sistema nervoso centrale. Questa droga viene realizzata facilmente in laboratori clandestini con ingredienti relativamente economici e facili da reperire, anche senza ricetta medica. Questi fattori collaborano a rendere la metamfetamina una droga con un elevato potenziale di diffusione.

    La metamfetamina è comunemente conosciuta come “speed”, “ice”, “crystal” o “cranck”. Si tratta di una polvere cristallina bianca, senza odore e dal sapore amaro che può essere facilmente disciolta nell’acqua o nell’alcol.

    Questa droga è stata sviluppata agli inizi del secolo a partire dalla sua droga “madre”, l’anfetamina, ed è stata usata originariamente in decongestionanti nasali ed inalatori bronchiali. La struttura chimica della metamfetamina è simile a quella dell’anfetamina, ma ha effetti più pronunciati sul sistema nervoso centrale.

    Analogamente all’anfetamina, la metamfetamina origina un incremento dell’attività, una riduzione dell’appetito ed un generale senso di benessere. Gli effetti della metamfetamina possono durare dalle 6 alle 8 ore. Dopo lo “slancio” iniziale, solitamente si verifica uno stato di agitazione molto elevato che, in alcuni individui, può portare a comportamenti violenti.

    In America, la metamfetamina è considerata uno stimolante con alto potenziale d’abuso ed è pertanto disponibile solo dietro prescrizione medica. Sono poche le prescrizioni mediche per cui può essere usata. Fra queste vi è il trattamento della narcolessia, dei casi di deficit o disordine nelle capacità di prestare attenzione e nel trattamento dell’obesità (ma per periodi molto brevi). L’uso per finalità mediche è molto limitato.

    Come è usata la Metamfetamina?

    Ice Le metanfetamine si presentano in diverse forme e possono essere fumate, sniffate, ingerite o iniettate. La droga altera l’umore in diversi modi, a seconda del modo in cui viene assunta.

    Subito dopo aver fumato la droga o averla iniettata per via endovenosa, la persona prova un intenso “flash” che dura solo pochi minuti ed è descritto come molto piacevole. Se la droga viene sniffata oppure è assunta tramite l’ingestione, produce euforia- una sensazione molto forte ma non con lo stesso livello del “flash” che si ha assumendo la droga per via endovenosa. Se viene sniffata la droga produce i suoi effetti in 15-20 minuti.

    Negli anni ’80, l’ice, una forma fumabile di metamfetamina, ha iniziato a diffondersi. L’Ice è un cristallo solitamente limpido che viene fumato in pipe di vetro come il crack. Il fumo è senza odore, lascia un residuo che è a sua volta fumabile e produce effetti che possono durare per 12 ore o più. Read the rest of this entry ?

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    anfetamine

    14 Ottobre 2008

    COSA SONO

    Stimolanti chimici simili all’adrenalina (ormone naturale prodotto dall’organismo in caso di stress, sforzo fisico o intensa emozione come la paura). Sono presenti sul mercato illegale sotto forma di pasticche o, più raramente, in polvere; in questo secondo caso l’assunzione avviene via endovena (modalità che presenta maggiori rischi) o sniffandola.
    A causa della loro proprietà di ridurre l’appetito, sono contenute in molti farmaci contro l’obesità e la bulimia. Molto spesso le anfetamine sono presenti come sostanze da taglio in compresenza di LSD o di ecstasy; in molte occasioni sono spacciate come ecstasy o acidi (LSD).

    EFFETTI RICERCATI

    Aumento della capacità di attenzione e di vigilanza, abolizione della necessità di dormire, scomparsa di appetito e della stanchezza, facilità di parola, sensazione di potenza.
    Se assunte per via endovenosa: violenta sensazione di calore, sensazione di onnipotenza, parlantina esagerata, iperattività fisica.

    RISCHI

    Dopo l’effetto di esaltazione, segue una sensazione di spossatezza, irritabilità, depressione; la tentazione di prendere un’altra dose è molto forte: se si cede a tale spinta si corre il rischio di posticipare la fase depressiva ritrovandosela però amplificata. Inizia quindi una spirale fatta di aumenti di dosaggi, manie varie fra cui quella di persecuzione, ossessioni dovute anche alla mancanza di sonno che danno al dipendente da anfetamina un classico aspetto trasandato, allucinato e skizzato.
    Dosi eccessive possono provocare coma, febbre, convulsioni; l’overdose può portare alla morte. Socialmente chi assume abitualmente anfetamina è spesso incapace di valutare correttamente le proprie capacità e i risultati delle proprie azioni: il comportamento diviene violento, viene azzerata la capacità autocritica e spesso si arriva all’isolamento e alla paranoia.

    PRECAUZIONI

    Per gli studenti
    Bisogna tenere presente che la sensazione di studiare meglio è assolutamente illusoria e che le capacità di concentrazione e di memorizzazione non aumentano, ma anzi tendono a diminuire. Presentarsi a un esame con gli occhi a palla non è una grande idea.

    Per aspiranti top model
    L’utilizzo di anfetamine come dimagranti è stato ed è molto diffuso: i danni che è possibile riportare dal punto di vista fisico e mentale sono notevoli, e in fondo costa meno seguire una dieta prescritta da un medico. Se siete fissate, le anfetamine non faranno che aumentare le vostre fissazioni.

    Per gli sportivi
    Queste sostanze e i loro derivati sono utilizzati come doping nello sport in quanto inibiscono il senso di fatica e il dolore muscolare. È proprio questa loro caratteristica a rappresentare il maggior rischio per l’atleta che, non avvertendo i propri limiti fisiologici, può continuare a forzare la propria attività fino a procurarsi gravi danni organici, come lesioni cardiache, spesso seguite da morte improvvisa. Sono noti anche casi di fratture ossee in atleti che, durante competizioni di resistenza e sotto l’effetto di anfetamine, non hanno avvertito alcun dolore.

    Uso ricreativo
    L’uso di anfetamine in contesti ricreativi è molto pericoloso per l’imprevedibilità delle reazioni e dell’intensità degli effetti.
    La mescolanza con l’alcol è, per esperienza di chi ha provato, disastrosa: il comportamento diviene solitamente aggressivo e violento, il desiderio di parlare continuamente non facilita la socialità con gli altri.
    In qualsiasi caso è bene porsi limiti precisi e inderogabili al tempo e alla dose da assumere: non è assolutamente il caso di considerare le anfetamine una non droga, si scherzerebbe con il fuoco. Chi comunque assume anfetamine è bene in ogni caso che si sforzi di mangiare e di bere.
    Pensare di prendersi qualche sonnifero per riuscire a dormire è una pessima idea: mescolare sostanze può diventare un salto nel buio.

    fonte:  drugs.mi.it

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    la droga è diventata digitale: arrivano le iDoser

    6 Ottobre 2008

    Proprio così, la Guardia di Finanza ha diffuso recentemente un comunicato in cui dichiara il diffondersi sempre maggiore di cyber-droghe.

    Gli effetti di queste nuove droghe sono gli stessi delle comuni droghe, producono le sensazioni prodotte da assenzio, ecstasy, cocaina, morfina, tranquillanti, eroina, peyote, alcool e così via, ma oltre a ciò provocano anche dipendenza, ovviamente…

    Come funzionano? Molto semplice il meccanismo, si scaricano (a pagamento) degli speciali file audio e si ascoltano con dei particolari player audio presenti on line.

    I file audio, detti iDoser, contengono onde radio non percettibili all’orecchio umano (tra i 3 e 30 Hertz), che interferiscono col cervello, il quale lavora normalmente su quelle frequenze. In particolar modo, le frequenze tra i 7 e 13 Hertz, note come onde alfa, producono un effetto rilassante, ma ovviamente ce ne sono altre in grado di provocare un effetto opposto cioè eccitante…

    I danni, provocati da queste cyber-droghe, non sono ancora stati provati clinicamente, ma per ora è certo che provocano dipendenza come le normali droghe.

    Ciò che preoccupa, è la facile diffusione che hanno le iDoser, come tutto su internet, ma preoccupa maggiormente la tattica del “campione omaggio”, la classica tecnica per avere nuovi clienti, visto che non ci vuole molto a fare un normale “copia e incolla”!

    fonte: fai.informazione.it

    h1

    hashish

    4 Ottobre 2008

    L’hashish è, come la marijuana da cui si estrae, uno stupefacente psicoattivo derivato dalla lavorazione degli scarti della Cannabis e come la marijuana la sostanza psicoattiva è il Delta9-Tetraidrocannabinolo (THC), con una maggiore concentrazione rispetto alla Marijuana.

    Il termine “Hashish” viene attribuito ad una probabile derivazione araba, e più precisamente da un gruppo ismailita da cui deriverebbe secondo alcuni la parola “assassino” (hashashin: fumatore di hashish). La tradizione tramanda che questa sostanza venisse data a sicari ed esecutori per indurli a superare gli scrupoli e le paure a compiere omicidi ed eliminazioni politiche ordite dai vertici di quella setta.

    La sua Produzione

    L’hashish è ricavato dalla lavorazione della “cannabis sativa o indica” che cresce in molti luoghi sud tropicali. I principali produttori sono il Marocco, il Pakistan, l’Afghanistan, il Libano, l’India e il Nepal, ma può essere coltivata ovunque all’interno di serre.

    L’hashish può essere sia mangiato (è liposolubile) sia fumato.

    Ne esistono di vari tipi e consistenza e di colori che vanno dal nero, al rosso cupo, al marrone, al giallo del polline.

    Effetti dell’Hashish

    Dal punto di vista dei danni fisici permanenti e mortali, l’uso dell’hashish, come per la marijuana, può aumentare, nei soggetti predisposti, il rischio di cancro ai polmoni, cervello e laringe.

    Gli effetti indotti dall’uso di tale sostanza, che viene generalmente fumata assieme al tabacco ma può anche essere ingerita, sono svariati; hanno differente intensità a seconda del soggetto, dalle circostanze psico-fisiche in cui la si assume, e dell’assuefazione del fumatore. Oltre agli effetti collaterali comuni al consumo di tabacco, i principali effetti sono:

    * Repentini cambi d’umore (allegria/depressione);
    * Riduzione delle capacità motorie, di coordinamento fisico e mentale;
    * forti difficoltà di apprendimento e concentrazione;
    * temporaneo abbassamento della pressione arteriosa;
    * alterazione più o meno grave delle percezioni (allucinazioni percettive)
    * Ilarità incontrollabile;
    * distorsione della realtà;
    * disturbi dei processi mentali con distorsione temporanea della memoria;
    * difficoltà o incapacità a risolvere problemi semplici, di applicarsi nello studio o in altre attività in cui è
    richiesta precisione e attenzione;
    * aumento incontrollato della sensazione di appetito;
    * secchezza delle fauci;
    * nausea;
    * svenimenti
    * attacchi di panico
    * sindrome amotivazionale.

    L’ assunzione di hashish, come per la marijuana, può avere pericolose interazioni con farmaci.

    Gli effetti di un uso prolungato ed in alti dosaggi (oltre i 2 o 3 grammi alla settimana) dell’hashish possono arrecare danni fisici e/o mentali gravi al consumatore (cancro e gravi danni cerebrali).

    Non pensate che fumare marijuana o hashish sia innocuo: non è vero! È ormai noto che fumare 3 spinelli o canne di marijuana o hashish corrispondono a 20 sigarette. I figli delle donne consumatrici di hashish e/o marijuana nascono sottopeso.

    fonte:  cocaina2.it

    h1

    lsd

    3 Ottobre 2008

    La sostanza

    L’LSD è una sostanza allucinogena inventata dal chimico basilese Albert Hoffmann nel 1943 utilizzata, fino alla sua messa al bando a livello mondiale, come coadiuvante psicoterapeutico. L’LSD è un liquido ma è in genere venduto sotto forma di francobolli o cartoni (talvolta con soggetti di fumetti). Un “trip” è imbevuto in media di 80 microgrammi (1 microgrammo = 1 milionesimo di grammo) di LSD. Il tenore di LSD nei “trip” può tuttavia variare tra 25 e 250 microgrammi e produce un effetto molto intenso. Particolarmente elevato è generalmente il dosaggio delle micropunte (compresse), che contengono in media 250 microgrammi di LSD. L’effetto massimo dell’ LSD subentra di regola dopo 1 ora dall’assunzione a stomaco vuoto, talvolta anche dopo 2 o più ore. L’effetto dura tra le 8 e le 12 ore ma talvolta, specie ad elevato dosaggio, si prolunga anche oltre. L’LSD è riscontrabile nell’urina per 2-3 giorni.

    Gli effetti

    L’LSD è una delle sostanze psichedeliche. Le sostanze psichedeliche causano modificazioni profonde della coscienza, della sensazione dell’io e della percezione del mondo circostante. Sotto l’effetto di queste sostanze il cervello entra artificialmente in una sorta di stato di trance che normalmente si presenta solo nei sogni e nonostante ciò ti trovi per molte ore in uno stato di ipervigilanza. All’inizio del “trip”, dopo circa 30-60 minuti, puoi avvertire delle difficoltà respiratorie o avere l’impressione che il tuo cuore stia scoppiando. Man mano che aumenta l’effetto, la tua percezione sensoriale sarà intensificata e alterata, tanto da avere delle intense allucinazioni visive. La realtà percepita dai tuoi occhi viene reinterpretata dal tuo cervello in forme, colori e immagini diverse. I suoni prendono colore, gli oggetti cominciano a mostrare la loro energia. Più le idee scorrono velocemente, più diventa difficile esprimerle oralmente. Si perde la nozione del tempo e diventa impossibile rendersi conto di che ora sia. Anche le sensazioni uditive, olfattive, gustative e tattili sono più intense e in parte profondamente distorte. Il tuo umore e le tue sensazioni possono cambiare repentinamente. Un senso di beatitudine e di allegria può trasformarsi di colpo in un attacco di panico e di terrore e viceversa. L’esperienza con questa sostanza è molto forte e lascia un ricordo duraturo. Gli effetti dell’LSD sono comunque molto legati al dosaggio (“drug”), al “set” e al “setting”.

    Rischi e effetti secondari

    I rischi legati al consumo di LSD sono chiaramente di ordine psichico e dipendono dalla struttura della personalità. Se non hai esperienza, i cambiamenti di percezione durante un “trip” possono essere così intensi che diventano incontrollabili. Se non osservi le regole di set e setting, rischi quindi di avere delle reazioni incontrollate, di vivere in uno stato di profondo disorientamento, di paranoia e di panico così come degli “horror trip”. Se le persone senza seri problemi psichici riferiscono di esperienze positive e stupefacenti intuizioni, per le persone che macerano problemi irrisolti, per quelle che presentano un io debole o per le persone tendenzialmente psicotiche, basta un unico viaggio per dover ricorrere a cure psichiatriche. Anche un’eccessiva frequenza nel consumo o una dose troppo forte possono causare problemi di natura psichica. L’esperienza con l’LSD non è facile: è importante essere capaci di valutare la propria attitudine psicologica a gestire un’ebbrezza tanto forte e consumare solo se ci si sente pronti. Ci sono circostanze in cui non si devono assumere tali sostanze, perché non rappresentano una via di fuga, ma uno strumento di rivelazione. Una presa di coscienza al momento sbagliato, può essere dannosa. Certe rivelazioni possono essere troppo difficili da accettare, è molto impegnativo dover fare i conti in poche ore con ciò che abitualmente si svolge in tempi molto più lunghi, attraverso diverse tappe.

    Consumando dell’LSD corri quindi il rischio, anche se lo fai per la prima volta, che dei disturbi psichici latenti (già presenti ma nascosti) si manifestino. L’LSD non causa danni all’organismo. Anche il sospetto che l’LSD causi modifiche genetiche è risultato privo di alcun fondamento. Specialmente nella fase iniziale del viaggio psichedelico possono tuttavia verificarsi leggeri disturbi della respirazione, cardiopalmo, modificazione della pressione sanguigna e sudorazione in seguito a ipertermia.

    Durante un viaggio psichedelico il desiderio sessuale è spesso accentuato. I giochi erotici e l’orgasmo vengono vissuti in una nuova dimensione. Aumenta la disponibilità per pratiche sessuali a rischio (in relazione alla trasmissione di AIDS e di epatite). È quindi assolutamente necessario che eventuali rapporti sessuali sotto l’influsso di queste droghe vengano decisi prima, sperimentando le relative pratiche in stato normale, con l’adozione delle necessarie precauzioni per ridurre il rischio e sempre con il preservativo.

    Il “bad trip” (cattivo viaggio) o l’”horror trip” è una brutta esperienza legata all’assunzione di sostanze psichedeliche. Si può verificare sia da subito, che alcune ore dopo i primi effetti. Si comincia ad andare in paranoia ci si sente agitati, angosciati, e non si riescono più a gestire le proprie azioni. Tutto ciò può essere relativamente di bassa intensità, ma può diventare un vero incubo, con crisi di panico e psicosi.

    Solitamente, quando gli effetti della droga svaniscono, anche l’angoscia se ne va, ma purtroppo il cattivo viaggio può diventare un vero trauma in grado di scatenare fobie, stati confusionali e angosce durature. L’“horrror trip” può infatti ricomparire improvvisamente anche a molta distanza facendo rivivere un vero e proprio flashback.

    Le cause di un “bad trip” possono dipendere da più fattori: prima di tutto dalla qualità e quantità della sostanza assunta (drug). Ma spesso la colpa è della paura che può insorgere durante la salita dell’allucinogeno (set). Per evitare al panico di prendere il sopravvento devi accettare la modificazione del tuo stato, non difenderti, ma piuttosto accompagnare la sostanza.

    fonte:  danno.ch

    h1

    ecstasy

    2 Ottobre 2008

    COS’È

    L’ecstasy (o Mdma) è un composto sintetico, generalmente commercializzato in pillole, capsule o liquido, raramente in polvere. Si tratta di un derivato delle anfetamine e appartiene alla famiglia chimica delle fenetilamine.

    EFFETTI RICERCATI

    Gli effetti sono soggettivi e risentono molto dell’ambiente in cui viene assunta la sostanza. In genere vengono descritti come una sensazione di «giustezza», l’universo è bello e buono, pace e gioia diffusa, il quotidiano si trasforma in affascinante e interessante. Sintonia con l’altro, rimozione delle barriere emotive e comunicative, facilità di parola.
    Intensificazione delle percezioni sensoriali.

    RISCHI

    Provoca un sensibile aumento della pressione sanguigna, pertanto se ne sconsiglia l’uso soprattutto a persone con problemi cardiaci, renali o epatici e con pressione alta.
    Sono segnalate morti di persone che assumevano contemporaneamente farmaci antidepressivi contenenti MAO inibitori. Comunque, chi assume antidepressivi non è il caso che si complichi la vita con altri stress.
    Sono stati segnalati disturbi e aggravamenti dello stato di salute in persone con asma, diabete, epilessia, psicosi. In generale vale quanto segue: chi non sta bene, fisicamente o psicologicamente, non assuma ecstasy (e altro) in nessun caso.

    Surriscaldamento e disidratazione
    Il surriscaldamento è il rischio maggiore che si corre con l’ecstasy.
    L’ecstasy, infatti, viene consumata per lo più in discoteca. Qui il tempo scorre veloce, ci si muove parecchio e si perdono molti liquidi, ci si disidrata. Così si rischia molto, in special modo se si consuma contemporaneamente anche alcool che favorisce ulteriormente la disidratazione; surriscaldamento e innalzamento della pressione sopra la soglia di allarme possono portare a collasso cardiocircolatorio, blocco renale e trombosi.
    Per tutto questo è opportuno bere molto e soprattutto non alcolici; in alcuni casi la disidratazione ha portato alla morte.

    Dosaggio
    La forma in cui l’ecstasy viene venduta non consente di identificare correttamente il dosaggio: il contenuto di una pillola è verificabile solo in laboratorio.
    In alcuni casi sono stati segnalati tagli di LSD, anfetamine, morfina.
    Gli effetti dei tagli sono molto diversi e imprevedibili.
    Il dosaggio di principio attivo, anche quando si tratta di sostanza non tagliata, varia molto: dai 60 ai 160 mg per pillola.
    Con dosi superiori ai 175 mg si corrono maggiori rischi e l’esperienza non migliora: diventa più speed e violenta e meno estatica.
    Il dosaggio medio in rapporto al peso corporeo dovrebbe essere di 2 mg per kg. Per una persona di 60 kg è dunque di 120 mg.
    Gli effetti raggiungono il culmine dopo circa un’ora e permangono per quattro-otto ore; è possibile che nei giorni successivi non ci si senta del tutto «regolari». I super dosaggi possono produrre effetti secondari indesiderati senza incrementare quelli piacevoli.
    Alcuni consumatori giunti al culmine degli effetti della prima pastiglia, ingeriscono un’altra metà dose per prolungare l’esperienza; superare questa quantità può provocare: tachicardia, sudorazione eccessiva, capogiri, irrequietezza, svenimenti, crampi, attacchi di panico.
    Se si verificano questi sintomi è bene sedersi, rilassarsi, bere acqua o succhi di frutta; se i sintomi non scompaiono o si hanno svenimenti e/o disturbi visivi bisogna ricorrere al più presto a un soccorso medico (numero 118 gratuito dal cellulare e anonimo per chi chiama).

    Brucia il cervello?
    L’ecstasy causa modificazioni nel cervello, ma le notizie sui danni sono ancora contraddittorie. In esperimenti condotti su ratti, cavie e primati non UMANI, sono emerse evidenze a sostegno della ipotesi di un danno anatomico sia al sistema della serotonina (Neurotrasmettitore che regola il sonno e l’umore) che a quello della dopamina, due sostanze chimiche che nel nostro cervello trasmettono i segnali da una cellula nervosa a un’altra.
    I dati ricavati da esperimenti su animali non sono, tuttavia, direttamente riferibili all’uomo (per differenze di dosaggio e di via di somministrazione) anche se non si possono nascondere elementi di forte preoccupazione da parte di molti studiosi.
    Se avete la tentazione di usare ecstasy spesso, sappiate che aumentate di molto i rischi di danneggiare il sistema nervoso.
    Alcuni consumatori riferiscono di forti depressioni dopo l’esperienza, con casi di pulsioni aggressive verso gli altri o contro di sé, fino ad arrivare, in qualche caso, al suicidio.

    Sistema immunitario
    Si segnala spesso un calo di resistenza alle malattie, soprattutto nei casi di uso assiduo.
    Ciò in relazione allo stato di stress psicofisico e all’eccessivo affaticamento, alla disattenzione nei confronti dello stato fisico e dell’alimentazione.

    SOCIALMENTE

    In alcuni casi il desiderio di vivere in un mondo a parte può portarci a consumare dosi massicce di ecstasy, come di altre droghe, oltre ai limiti che ci saremmo altrimenti imposti.
    I rapporti umani, compresi quelli sessuali, sono facilitati e desiderati, il pericolo di infezioni assolutamente non avvertito, i rapporti sessuali non protetti con sconosciuti non sono percepiti come pericolosi.
    I giorni successivi l’assunzione possono essere caratterizzati da depressioni o stanchezza e il desiderio di riprovare diventa ossessivo; si rischia di vivere da zombie per tutta la settimana aspettando il sabato!

    PRECAUZIONI

    In merito al DOSAGGIO e alla composizione, è una buona idea raccogliere quante più informazioni possibili tra i consumatori che si conoscono: è fondamentale sapere cosa si sta ingoiando.
    Chi consuma ecstasy deve sapere che i rischi del colpo di calore si riducono vestendo abiti ampi e comodi, bevendo molto e frequentemente acqua e succhi di frutta, riposandosi più spesso di quanto SEMBRI necessario. Di tanto in tanto è opportuno fermarsi, guardarsi in giro e riposare. È utile urinare molto, durante e dopo l’assunzione.

    Le alterazioni serotoniniche possono essere ridotte se, nei giorni successivi all’assunzione di Mdma, si assumono antiossidanti, vitamina C e selenio.
    È sempre consigliato mantenere uno stile di vita sano, mangiare cibo salutare, bilanciato e con molta frutta e verdura, dormire. È una buona idea mangiare prima dell’assunzione e assicurarsi di essere riposati.
    Poco è meglio: non è il caso di arrischiarsi con dosaggi eccessivi, si paga di più di quanto si voglia ottenere. È pericoloso mischiare con altre sostanze, in particolare con anfetamine ed eroina : si arriva all’overdose e alla morte con più facilità. L’alcool riduce gli effetti dell’ Mdma e la combinazione può produrre effetti indesiderati.
    È stupido impegnarsi in gare rischiose; occhio alla guida di automezzi.

    fonte:  drugs.mi.it

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    cannabis

    30 Settembre 2008

    Con il termine cannabinoidi si indicano i derivati della Cannabis Sativa quali hascisc e marijuana (il cosiddetto fumo).

    Il principio, attivo sul cervello, contenuto in queste sostanze è il THC (tetraidrocannabinolo) che può variare da fumo a fumo in maniera rilevante a seconda dei luoghi di coltivazione

    I cannabinoidi vengono principalmente fumati (spinello), ma si possono anche ingerire sotto forma di infuso (the).

    Perché si ricerca

    Con il fumo si cerca l’aumento delle percezioni interne e esterne, e una maggiore socializzazione con gli altri; il rituale di assunzione in gruppo prevede infatti che lo stesso spinello (joint) passi da una mano all’altra .

    La cannabis produce l’intensificazione della percezione che si vive: maggiore solidarietà e empatia se si sta bene nel gruppo, o paranoia se il gruppo non è gradito. Gli effetti di questa sostanza variano da persona a persona e a seconda del contesto in cui si realizza l’assunzione.

    Possibili danni

    * I danni fisici sono a carico del sistema respiratorio, una canna equivale a 4 sigarette di tabacco e il fumo viene trattenuto più a lungo ed è più caldo.
    * A dosi elevate, soprattutto se ingerito come infuso, può provocare disturbi fisici o psicologici: manie di persecuzione o paranoia associata a tachicardie, mal di testa.
    * Nei soggetti con equilibrio psichico precario i cannabinoidi possono portare in evidenza disturbi di personalità o crisi psicotiche latenti che non si erano manifestati prima.
    * Come per le altre le sostanze, compresi caffè e tabacco, l’assunzione prolungata di cannabinoidi può comportare dipendenza psicologica, soprattutto se l’uso si collega a situazioni problematiche che non si ha la forza di affrontare: quando, per esempio, un ragazzo o una ragazza non riescono a socializzare con i coetanei se non si fanno una canna.

    fonte: drogaonline.it

    h1

    eroina

    29 Settembre 2008

    COS’È

    Si presenta come una polvere bianca o marrone spesso granulosa. Viene assunta per inalazione, iniettandola in vena o fumandola.

    EFFETTI RICERCATI

    Uno stato di benessere diffuso, la scomparsa di angosce e timori, l’annullamento del dolore fisico. Chi assume eroina ricerca in particolare il flash, una sensazione improvvisa e acuta di euforia, benessere e calore.

    Dipendenza e intossicazione
    Anche l’assunzione di poche dosi successive genera rapidamente una  dipendenza fisica e psichica, richiede un aumento del dosaggio e genera crisi d’astinenza.
    L’uso continuo provoca la scomparsa degli effetti piacevoli, fino ad arrivare all’assunzione per restare normale e combattere la crisi d’astinenza.

    RISCHI E DANNI

    Decadimento dello stato generale di salute.
    Abbassamento delle difese immunitarie, carie e perdita di denti, flebiti, ascessi.
    La vita diventa disordinata e stressante; manca la roba: PARANOIA; l’ho trovata: gioia (e questo più volte al giorno); l’alimentazione casuale e povera.
    Nelle donne si osserva una diminuzione di fertilità e la scomparsa del ciclo mestruale; in gravidanza aumenta il rischio di aborto.
    L’uso promiscuo di siringhe provoca la trasmissione del virus dell’epatite e dell’HIV. Non va comunque dimenticata la presenza significativa di tubercolosi e malattie veneree nella popolazione tossicodipendente. L’OVERDOSE porta alla morte.

    fonte: drugs.mi.it

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    oppio

    29 Settembre 2008

    Sostanza narcotica prodotta dalla resina essiccata della capsula immatura del papavero da oppio, Papaver somniferum. L’oppio viene coltivato soprattutto in Turchia e India. L’oppio e i suoi derivati vengono detti oppiacei.

    Nella sua forma commerciale l’oppio è una massa color castagna, appiccicosa e piuttosto morbida, che tende a indurirsi dall’interno man mano che invecchia. Dalla sua lavorazione si ottiene la morfina, che per lungo tempo è stata il principale analgesico impiegato in medicina, sebbene oggi siano disponibili sostituti sintetici come la petidina, l’eroina, circa tre volte più potente, e la codeina

    Le molecole degli oppiacei hanno struttura chimica e proprietà analgesiche simili a quelle di composti chiamati endorfine o encefaline, prodotti in modo endogeno dall’organismo. In virtù di queste somiglianze, gli oppiacei utilizzano gli stessi recettori delle molecole endogene e hanno, pertanto, un effetto analgesico molto simile.

    Gli oppiacei provocano una forte sensazione di piacere ed euforia, ma anche dipendenza e sindromi da astinenza molto violente ed estremamente difficili da superare; inoltre, per continuare a raggiungere lo stato di benessere, devono essere assunte in dosi sempre maggiori. Malnutrizione, complicanze respiratorie e ipotensione arteriosa sono alcune delle patologie più comunemente associate alla tossicodipendenza da oppiacei.

    Attualmente, a livello mondiale la richiesta legittima di oppio è di circa 680 tonnellate all’anno, ma una quantità molte volte maggiore viene distribuita illegalmente. Gli oppiacei vengono venduti illegalmente per strada sotto forma di polvere o di un solido marrone scuro e vengono fumati, ingeriti, aspirati o iniettati. Questo commercio risulta particolarmente grave poiché da un lato innesca fenomeni di criminalità e problemi di ordine pubblico, dall’altro crea individui tossicodipendenti le cure dei quali sono a tutt’oggi difficili e non sempre definitive. Per cercare di liberare i tossicodipendenti dalla schiavitù della droga, viene talvolta usato il metadone, un narcotico sintetico che, tuttavia, causa anch’esso dipendenza. Oltre al superamento della dipendenza fisica, il recupero dei tossicodipendenti richiede anni di riabilitazione sociale e psicologica.

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    popper

    27 Settembre 2008

    Originariamente nitrito di amile o di butile, oggi in varie forme di nitriti, il Popper si presenta sotto forma di liquido, contenuto in fiale o bottigliette. L’assunzione avviene, quasi sempre,per inalazione. Il popper nasce dall’ambiente dei sexy-shop, soprattutto inglesi, e si diffonde anche in Italia, negli anni ‘90, parallelamente al consumo di altre droghe sintetiche. L’effetto sale dopo pochi secondi dall’inalazione e non dura più di 30/40 secondi.

    Perchè attrae

    Il Popper aumenta il battito cardiaco molto velocemente e chi lo assume si sente il ‘cuore in gola’, come se stesse facendo Bungy- Jumping (calarsi nel vuoto appeso a un elastico). Ma l’uso del popper è collegato, in particolare,al mito della sua capacità di potenziare il desiderio e le prestazioni sessuali. L’assunzione produce, infatti,vasodilatazione, rilassamento della muscolatura e un senso di euforia. L’effetto desiderato è comunque di breve durata e chi lo utilizza durante l’atto sessuale è costretto a interrompere spesso il rapporto per le frequenti inalazioni, data la breve durata dell’effetto di eccitazione.

    Rischi

    • Il Popper aumenta il battito cardiaco troppo velocemente e può provocare attacchi di nausea, vomito, alterazioni della vista e, in persone predisposte, disturbi cardiaci molto gravi. Se viene assunto insieme ad ecstasy, anfetamine, cocaina, il rischio di attacchi cardiaci aumenta notevolmente, anche nei soggetti in perfetta forma fisico.
    • Il liquido è pericoloso per la pelle e le mucose, produce forti infiammazioni e, in alcuni casi, vere e proprie ustioni.
    • Avere rapporti sessuali sotto l’effetto di sostanze aumenta il rischio di contrarre il virus dell’AIDS, perchè è più difficile dire di no se non si è del tutto convinti di avere un rapporto, ed è più difficile utilizzare correttamente il profilattico.
    • Il rischio di dipendenza psicologica dal Popper è molto forte, chi lo usa per un incontro sessuale pensa di non poter più avere rapporti senza la sostanza.
    • Il popper è altamente infiammabile ed è pericoloso usarlo in presenza di fiamma e di calore.

    Attenzione: Spesso tra gli habitué della notte da sballo, si usano indiscriminatamente popper, acidi, exstasy e anfetamine che vengono indistintamente “sperimentate” o assunte regolarmente senza tener conto dei diversi effetti collaterali e rischi di assunzione

    fonte: drogaonline.it

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    cocaina

    27 Settembre 2008

    Alcaloide ottenuto dalle foglie della pianta della coca e usato in medicina come anestetico locale, nonché soggetto a largo abuso come droga. Gli inca dell’America centrale masticavano foglie di coca per ottenere una blanda sensazione di euforia, stimolazione e veglia. La cocaina venne isolata per la prima volta nel 1855, e venne poi usata ampiamente come anestetico locale in piccoli interventi chirurgici. Attualmente, per gli stessi scopi, vengono impiegati anestetici locali con un potenziale di abuso minore, come la lidocaina.

    Nota da lungo tempo, alla fine degli anni Settanta e negli anni Ottanta la cocaina ha conosciuto un momento di grande popolarità come droga. Essa viene solitamente inalata (’sniffata’) in forma di polvere secca, attraverso un tubicino inserito nelle narici, e più raramente viene iniettata in vena. Il crack è un derivato sintetico della cocaina, più economico e pericoloso, che generalmente viene fumato. Chi assume cocaina sperimenta un senso di euforia, ilarità e diminuzione dell’appetito. La cocaina, inoltre, accelera il battito cardiaco, aumenta la pressione del sangue e dilata le pupille. L’uso cronico può provocare ascessi cutanei, perforazione del setto nasale, perdita di peso, estrema irrequietezza, ansia, irritabilità e, talvolta, psicosi paranoica e danni permanenti al sistema nervoso. La morte può verificarsi anche con una piccola dose, in genere a causa di convulsioni o di un attacco cardiaco.

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