Archivio per la categoria ‘effetti droghe’

h1

Cannabis: effetti dannosi per la salute

20 Ottobre 2009

La cannabis rappresenta la sostanza psicoattiva più diffusa e utilizzata a livello mondiale. Australia, Nuova Zelanda e Nord America sono gli stati dove si registrano le più alte prevalenze d’uso nella popolazione generale. Si stima che nel 2006 166milioni di persone l’abbiano utilizzata, pari a circa il 4% della popolazione mondiale.
Questi i dati forniti da un’importante revisione della letteratura scientifica a livello internazionale sul consumo di cannabis, condotta da Wayne Hall dell’University of Queensland e da Louisa Degenhardt del National Drug and Alcohol Research Centre in Australia, e pubblicata sulla rivista The Lancet.
Gli studi clinici, epidemiologici e di laboratorio hanno stabilito che l’uso regolare di cannabis durante l’adolescenza o in età adulta comporta seri danni alla salute fisica e mentale. Le conseguenze più comuni sono i disturbi a carico del sistema respiratorio e cardiovascolare, ma anche un maggior rischio di essere coinvolti in incidenti stradali, lo sviluppo di una dipendenza dalla sostanza, oltre ai pesanti effetti sul normale sviluppo psicofisico e mentale se utilizzata in età precoce. L’esposizione prenatale alla cannabis, inoltre, provoca nei bambini disturbi comportamentali e depressione, e li espone ad un maggior rischio di sviluppare tumori all’apparato respiratorio.

fonte:  dronet.org

h1

La cannabis toglie piacere al sesso

31 Agosto 2009

La cannabis è la sostanza illegale più utilizzata al mondo ma, nonostante ciò, le disfunzioni sessuali che ne derivano sono ampiamente ignorate. Infatti, l’uso abituale di cannabis ha un forte impatto sulla salute sessuale degli utilizzatori, sia maschi che femmine.
L’indagine, condotta presso La Trobe University di Melbourne in Australia, ha coinvolto circa 8.700 persone di età compresa tra i 16-64 anni che sono state intervistate telefonicamente. I consumatori di cannabis rappresentano circa il 9% dell’intero campione; di questi l’1,5% ne fa un consumo giornaliero, un altro 1,5% un uso settimanale, il 5,8% un uso occasionale.
Lo studio, che verrà pubblicato sul numero di settembre del Journal of Sexual Medicine, ha evidenziato che l’uso quotidiano di cannabis è associato ad una probabilità doppia rispetto a chi non consuma di avere disfunzioni sessuali, e a tali conseguenze sono soggetti sia gli uomini che le donne. In particolare, le donne hanno una probabilità di contrarre malattie veneree sette volte superiore alle non utilizzatrici; questo effetto non si manifesta negli uomini che, tuttavia, hanno quattro volte più difficoltà a raggiungere l’orgasmo o hanno una probabilità due volte maggiore di raggiungerlo o con troppa fretta o con troppa lentezza.

fonte: dronet.org

h1

Ecstasy – Controindicazioni ed effetti avversi

18 Agosto 2009

L’MDMA causa un sensibile aumento della pressione sanguigna e dei battiti cardiaci, paragonabile, nella maggioranza dei soggetti ad uno sforzo fisico moderato. Per tale motivo e perché in molti soggetti si possono avere complicazioni cardiovascolari più gravi , la reazione a sostanze di questo tipo è assolutamente soggettiva e se ne sconsiglia l’uso a soggetti che soffrano di:

pressione alta
problemi cardiaci
problemi renali
problemi epatici

Le stesse raccomandazioni valgono per soggetti ipersensibili alle droghe, è consigliabile in ogni caso interrogare il proprio organismo prima di assumere qualsiasi sostanza “psicoattiva”.

Sono stati documentati casi di decesso legati al consumo dei MAO inibitori (una categoria di antidepressivi) associati all’assunzione di MDMA. E’ quindi fortemente sconsigliato il consumo a coloro che utilizzano questo tipo di antidepressivi. E’ bene consultare il proprio medico per sapere se gli antidepressivi somministrati appartengano alla categoria dei MAO inibitori. Inoltre è bene sapere che alcuni antidepressivi ( es. Prozac e Zoloft) possono inibire alcuni degli effetti dell’ MDMA.

L’ MDMA è ritenuta essere una droga abbastanza sicura, a condizione che si sia in contatto continuo con ciò che il nostro corpo ci sta dicendo. L’euforia indotta può spingere a non considerare segnali di stress fisico; è bene stare attenti a problemi come la disidratazione ( bere molta acqua e succhi di frutta), crampi muscolari, capogiri, esaurimenti fisici o sovraffaticamento. Molta documentazione proveniente dall’Inghilterra riporta casi di ravers che hanno ballato fino alla completa disidratazione e sfinimento tali da rendere necessaria l’ospedalizzazione, portando in alcuni casi alla morte.

Le complicazioni segnalate nell’uomo in seguito all’assunzione di ecstasy riguardano tutto sommato un numero esiguo di persone rispetto al gran numero di utilizzatori. Sulla base dei casi riportati in letteratura si tengono distinte le complicanze sistemiche acute dagli effetti neuropsichiatrici indesiderati subacuti e cronici. Le prime costituiscono la temibile sindrome da intossicazione acuta, che può manifestarsi non solo alla prima assunzione ma anche in consumatori abituali. Il quadro clinico è caratterizzato da irrequietezza, confusione mentale, alterazione della coscienza, iperriflessia, mioclono, convulsioni, pallore cutaneo, piloerezione, midriasi, secchezza alle fauci e sintomi gastro-intestinali tipo nausea e diarrea. Nei casi più gravi si osserva rabdomiolisi con mioglobinuria, insufficienza renale acuta (IRA), coagulazione intravascolare disseminata (CID) ed ipertermia la cui insorgenza è favorita non solo dalla sostanza ma anche dall’attività fisica prolungata (il ballo) in ambienti sovraffollati, caldo-umidi e con ventilazione insufficiente. Frequenza cardiaca e pressione arteriosa sono elevate, e possono presentarsi severe aritmie con ipotensione fino allo shock. Per molti di questi effetti manca una chiara correlazione con la dose di sostanza assunta. L’epatotossicità, sporadicamente segnalata, è attribuibile più a contaminanti ed impurità, presenti nelle preparazioni da strada, che non propriamente al principio attivo, anche se ipertermia e CID possono correlarsi con compromissione epatica.

La prognosi sembra legata alla rapidità del controllo dell’ipertermia ed il trattamento deve essere posto in atto entro le prime ore dopo l’assunzione; esso è finalizzato al mantenimento delle funzioni vitali ed al controllo della sintomatologia. La gastrolusi, seguita dalla somministrazione di carbone attivo, è efficace solo se tempestiva.
L’MDMA sembra provocare il rilascio di ormone antidiuretico (ADH) e la contrazione della diuresi, accompagnata dalla tendenza compulsiva a bere liquidi, può contribuire alla comparsa di edema cerebrale.

Le bevande isotoniche ed i fluidi salini riducono il rischio di eccessivo assorbimento cellulare di acqua e favoriscono il ripristino dell’equilibrio idroelettrolitico.

E’ sconsigliabile incrementare la velocità di eliminazione renale della sostanza mediante diuresi forzata acida. L’eccessiva contrattilità muscolare con distruzione delle miofibre potrebbe essere una delle cause dell’ipertermia e l’acidificazione delle urine in presenza di mioglobinuria favorisce l’insufficienza renale. Per il controllo dell’ipertermia il dantrolene, calcioantagonista ad azione squisitamente periferica, si è rivelato efficace in molti casi ma almeno in prima battuta sono preferibili i tradizionali mezzi fisici. Non devono invece essere somministrati salicilati antipiretici che possono aggravare l’ipertermia. Sono utili anticonvulsivi e sedativi, preferendo le benzodiazepine (BDZ) ai neurolettici considerato il rischio di sindrome maligna. Superate le prime 72 ore dall’episodio acuto, qualora permangano sintomi premonitori degli effetti neuropsichiatrici subacuti, può essere indicato favorire la trasmissione serotoninergica mediante gli inibitori della ricaptazione di 5HT (SSRI). Gli effetti subacuti, la cui durata deve per definizione essere inferiore ad un mese, sono insonnia, sonnolenza, anoressia, depressione, ansia ed irritabilità. Verosimilmente questi disturbi dipendono dalla diminuzione di TPH e quindi di 5HT e dalla ricaptazione di DA nelle cellule presinaptiche dove essa agirebbe come neurotossina. Sulla base dell’evidenza sperimentale sembrerebbe opportuno utilizzare gli SSRI per diminuire la ricaptazione della DA ed evitare nel contempo la caduta improvvisa della concentrazione di 5HT nello spazio intersinaptico, finché non si ripristinino i livelli normali di TPH. La moderata e temporanea somministrazione di BDZ trova indicazione per il trattamento sintomatico della maggior parte degli altri sintomi che caratterizzano la tossicità sabacuta.
Non di rado in soggetti con anamnesi positiva per uso di ecstasy si riscontrano crisi ricorrenti di panico, “flashback”, turbe della memoria, difficoltà di concentrazione e di apprendimento, depressione. Attualmente è possibile formulare ipotesi di trattamento più che offrire un efficace arsenale terapeutico ma la fluoxetina somministrata a dosaggi elevati e per lunghi periodi si è dimostrata in molti casi capace di contenere queste manifestazioni neuropsichiatriche indesiderate. In relazione alla sintomatologia presentata, molti altri farmaci possono essere vantaggiosamente impiegati secondo le loro classiche indicazioni.

Sovradosaggi

Un sovradosaggio di MDMA è caratterizzato da tachicardia, aumento della pressione sanguigna, svenimenti, crampi muscolari e/o attacchi di panico. Se vi imbattete in uno di questi sintomi, sedetevi, riposatevi, bevetevi un succo di frutta, dell’acqua o una bevanda ricca di sali minerali tipo Gatorade. Nel caso i sintomi non scompaiano e sopraggiungano inoltre perdita di coscienza e disturbi visivi è bene ricorrere al più presto all’aiuto medico.

Esiste una risposta differenziata degli effetti della  somministrazione dell’ MDMA :

a) immediatamente dopo l’assunzione, vi è un rilascio estensivo di serotonina (5 – HT ) dalle vescicole presinaptiche: ciò dura per 3 – 6 ore dopo l’assunzione. In seguito vi è un esaurimento della 5 – HT ed un suo ripristino dopo 24 ore;

b) se il dosaggio acuto è troppo elevato o vi è frequente somministrazione di dosi più piccole, si osserva l’ insorgenza della fase di neurotossicità, che ha inizio 36 ore dopo e ha il picco massimo di intensità la settima giornata dall’ assunzione. In questa seconda fase, si nota una diminuzione dei siti di reuptake della 5 – HT, che indica un danno serotoninergico.

Nell’ insorgenza della neurotossicità, è determinante (ma non è chiaro il perchè) il ruolo svolto dalla Dopamina, il cui rilascio acuto è anch’esso determinato dall’MDMA.

Non è chiaro (nei roditori, in cui questi studi sono stati effettuati ) se vi sia rigenerazione degli assoni che sono stati precedentemente danneggiati o se il danno sia invece permanente.

I primati sono invece molto più sensibili, rispetto ai mammiferi inferiori, agli effetti neurotossici dell’ MDMA: è stata dimostrata ( in pazienti che avevano consumato cronicamente MDMA fino a 12 mesi prima) una diminuzione di funzionalità del sistema serotoninergico.

E’ possibile pensare che con dosi “a rischio” di ecstasy la neurotossicità non sia sempre evidente, dal punto di vista comportamentale semplicemente perchè vi è ridondanza, nel sistema nervoso centrale (SNC) , di sistemi neuronali che controllano le funzioni principali dell’organismo; la 5 – HT sembra comunque essere molto importante soprattutto per la regolazione del tono dell’umore e del comportamento alimentare.

fonte:  salus.it

h1

Cannabis: identificati i meccanismi che danneggiano la memoria

5 Agosto 2009

Una delle conseguenze negative più importanti associate all’uso di cannabis è rappresentato dal deterioramento delle funzioni cognitive anche se, finora, i meccanismi alla base di tali deficit risultavano sconosciuti.
Un gruppo di ricercatori del laboratorio di neurofarmacologia dell’Università di Barcellona è riuscito, infatti, ad individuare i meccanismi biochimici attraverso cui la cannabis provoca la perdita di memoria. Il principale recettore dei cannabinoidi, il CB1, ampiamente espresso nel sistema nervoso centrale, viene attivato da endocannabinoidi o dal principio attivo della cannabis (THC), e regola la trasmissione inibitoria o eccitatoria a livello neuronale. Questo recettore risiede nelle terminazioni gabaergiche delle cellule inibitorie presenti nell’ippocampo, e la sua attivazione danneggia la formazione e il consolidamento della memoria.
Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience, è stato condotto su topi da laboratorio geneticamente modificati, a cui sono state somministrate dosi di THC corrispondenti ad un uso “pesante” di cannabis. I topolini a cui era stato rimosso il recettore cannabinoide nei neuroni gabaergici risultavano insensibili agli effetti della droga. I ricercatori hanno inoltre evidenziato come la somministrazione di cannabis provochi un cambiamento della sintesi proteica a cui corrispondono modificazioni neuronali che persistono nel lungo periodo, e che non svaniscono passata la fase acuta associata all’assunzione.

fonte: dronet.org

h1

Cannabis: alterazioni geniche DNA e cancro ai polmoni

20 Giugno 2009

Il fumo di cannabis altera la composizione genica del DNA aumentando il rischio di cancro. La dimostrazione della tossicità di questa sostanza giunge dai ricercatori del Department of Cancer Studies and Molecular Medicine dell’Università di Leicester (Regno Unito), che grazie a sofisticate metodiche analitiche che combinano metodi di cromatografia liquida e spettrometria di massa, sono riusciti a individuare le alterazioni del DNA provocate dal fumo di cannabis.
Mentre è stato dimostrato che le sostanze tossiche sviluppate dal fumo di tabacco possono danneggiare il DNA e aumentare il rischio di sviluppare cancro ai polmoni, sinora non sussistevano prove evidenti degli effetti del fumo di cannabis e, in particolare, della tossicità dell’acetaldeide presente sia nel tabacco che nella marijuana.
Lo studio, pubblicato su Chemical Research in Toxicology, ha dimostrato che il fumo di cannabis comporta significative implicazioni per la salute, soprattutto perché i consumatori tendono ad inalare il fumo in maniera più profonda rispetto ai fumatori di tabacco, aumentando i danni a carico del sistema respiratorio. Il danno provocato alle mucose bronchiali da 3 – 4 spinelli al giorno corrisponde a quello derivante da 20 o più sigarette al giorno. Infatti il fumo di cannabis, a causa di più bassi livelli di combustione, contiene il 50% in più di sostanze cancerogene rispetto al tabacco. I risultati dello studio, concludono i ricercatori, forniscono evidenze circa il danno potenziale del fumo di cannabis sul Dna e del fatto che il consumo di sigarette di marijuana è pericoloso per la salute poiché potrebbe innescare lo sviluppo di tumori.

fonte: dronet.org

h1

Cocaina: tutti gli effetti

16 Giugno 2009

EFFETTI DELLA COCAINA:
Devi sapere che gli effetti della droga si verificano più o meno rapidamente (e dipendono dalla modalità di assunzione, in ordine di velocità: iniezione endovenosa, fumandola, inalazione per via nasale, masticazione delle foglie) e consistono principalmente in:

EFFETTI PSICOTROPI:

  • Distorsione cognitiva e delle capacità recettive
  • Sensazione di aumento delle percezioni
  • Attenuazione della reattività fisica e mentale
  • Riduzione del senso di fatica
  • Alterazione del sonno e della sensazione di fame e sazietà
  • Senso di euforia

le funzioni di un cervello ,normali ,dopo 10 giorni dall'assunzione,dopo 100 giorni dall'assunzione

nella foto si puo notare come dieci 10 giorni dopo l’assunzione di cocaina l’attivita cerebrale (in bianco) sia ridottissima e dopo 100 giorni è ancora in fase di ripristino.

EFFETTI FISIOLOGICI:

  • aumento della frequenza cardiaca
  • aumento della contrattilità del ventricolo sinistro
  • aumento della pressione arteriosa
  • iper-produzione di adrenalina
  • diminuzione della produzione di ossido nitrico
  • aumento dell’aggregabilità piastrinica nel sangue
  • accelerazione del processo aterosclerotico.

Tutto ciò và incontro a rischi considerevoli di trombosi, infarto miocardico e danni permanenti al sistema cardio vascolare.

EFFETTI A LUNGO TERMINE:

  • Depressione, ansia, irritabilità, paranoia, insonnia e psicosi
  • perdita di peso
  • distruzione del sistema immunitario
  • rottura del setto nasale in caso di assunzione reiterata per via intranasale

OVERDOSE:

  • Agitazione, ostilità, allucinazioni, convulsioni, ipertermia, infarto, paralisi muscolare e della respirazione, morte.

Inoltre devi sapere ed importante sfatare il mito secondo cui la cocaina non dà assuefazione, La Cocaina genera assuefazione !! con successivo shock anafilattico che nei casi più gravi conduce alla morte.

fonte: cocaina.cc

h1

Uso di drgohe e infortuni sul lavoro

10 Giugno 2009

Gli infortuni sul lavoro rappresentano un serio problema di salute pubblica, causa di morbilità e mortalità. Nel 2005, solo negli Stati Uniti, i datori di lavoro del settore privato hanno riferito 1,2 milioni di casi di infortuni e di malattia, pari a 135,7 lavoratori infortunati ogni 10mila (a tempo pieno e di 15 anni e più), a cui corrispondono giorni di assenza dal luogo di lavoro e mancata produttività. Negli Stati Uniti i costi degli infortuni e della malattia sul lavoro annualmente supera il miliardo di dollari comportando costi diretti ed indiretti sostenuti dai lavoratori coinvolti e dalle loro famiglie, dagli altri lavoratori attraverso salari più bassi, dalle aziende a causa di profitti più bassi e dai consumatori attraverso prezzi dei prodotti più alti.
Il RAND Center for Health and Safety in the Workplace, un centro di ricerca americano che si occupa di migliorare la sicurezza sul lavoro e di tutelare la salute dei lavoratori, ha condotto un’indagine sull’associazione tra incidenti sul lavoro e uso di sostanze stupefacenti che descrive le dimensioni del fenomeno in questo paese (The Effects of Substance Use on Workplace Injuries). Il manuale propone una rassegna dei più recenti studi e delle evidenze scientifiche emerse che documentano la relazione tra uso di droghe e incidenti sul lavoro, evidenziandone i punti di forza ma anche i limiti. Vengono inoltre analizzate le politiche messe in atto per affrontare il fenomeno, ipotizzando le ragioni per cui alcuni provvedimenti hanno efficacia ed altri meno.
Secondo le indagini nazionali sull’uso di droghe, circa il 9% dei lavoratori a tempo pieno di 18 – 64 anni incontra i criteri per uso pesante di alcol, e un altro 9% incontra i criteri di dipendenza da alcol; l’8% riferisce l’utilizzo di droghe nell’ultimo mese e il 3% incontra i criteri di dipendenza da droghe. Sebbene la relazione tra infortuni sul lavoro e uso di droghe sia stata considerata apparentemente ovvia, i ricercatori spesso incontrano difficoltà nel quantificare tale associazione, soprattutto a causa della complessità metodologica della raccolta dati. Tuttavia l’interesse e l’attenzione crescente da parte dei politici hanno condotto alla realizzazione di programmi e interventi, come il drug test sul luogo di lavoro, volti a ridurre e limitare questo fenomeno.

fonte: dronet.org

h1

Gli effetti della cocaina sul genoma umano

26 Maggio 2009

L’uso ripetuto di droghe, ad esempio cocaina, provoca cambiamenti permanenti che coinvolgono numerose aree cerebrali come quelle della motivazione e della gratificazione, ma i meccanismi che mantengono queste modificazioni sono ancora sconosciuti.
Tuttavia, un nuovo studio pubblicato su Neuron getta luce su questo processo e, nello specifico, sugli effetti della cocaina sulla struttura e sulla funzione del genoma, il “libretto di istruzioni” contenente l’informazione necessaria perché sia costituito l’intero organismo umano.
I ricercatori coordinati da Eric Nestler, del Mount Sinai School of Medicine di New York, hanno utilizzato potenti tecniche avanzate di analisi molecolare per osservare i cambiamenti genici prodotti dalla cocaina in topi di laboratorio. Tali cambiamenti alterano alcune proteine (istoni) e i fattori di trascrizione, che si legano al DNA e regolano il processo attraverso il quale le informazioni geniche in un’elica del DNA vengono lette per generare una sequenza complementare di RNA e per la costruzione delle proteine.
“Le scoperte di questo studio permettono di comprendere esattamente, per la prima volta, come la cocaina modifichi l’attività genica delle regioni cerebrali che mediano il sistema della gratificazione” ha commentato Nora Volkow, “identificando una nuova tipologia di geni che svolgerebbero un ruolo chiave nella risposta cerebrale alla cocaina. Questi geni offrono nuove prospettive per lo sviluppo di nuovi trattamenti terapeutici per la dipendenza da cocaina”.

fonte: dronet.org

h1

Danni causati dall’esposizione prenatale alle amfetamine

18 Aprile 2009

L’uso di metamfetamine da parte di donne in età fertile sta causando una crescita del numero di bambini esposti alla sostanza in gravidanza. Lo studio condotto da un gruppo di ricercatori della John A. Burns School of Medicine in Honolulu e pubblicato sulla rivista American Academy of Neurology, ha indagato gli efetti dell’esposizione prenatale alle amfetamine sullo sviluppo neurologico infantile.
Impiegando tecniche di imaging a risonanza magnetica in diffusione, è stato calcolato il coefficiente apparente di diffusione (ADC) e sono state eseguite sequenze del tensore di diffusione (DTI) per formare diverse mappe dell’orientamento spaziale delle strutture della sostanza bianca in un gruppo di bambini esposti alla metamfetamina e in un gruppo di controllo.
Le risonanze hanno permesso di individuare una minore diffusione nei bambini esposti alla sostanza, corrispondente ad una maggiore densità dendritica e spinale, suggerendo alterazioni a carico della maturazione della sostanza bianca.
L’imaging a risonanza magnetica in diffusione misura la diffusione delle molecole d’acqua nei tessuti biologici. La tecnica di imaging del tensore di diffusione permette di esaminare le alterazioni neuronali a livello cerebrale, e di diagnosticare malattie che alterano la normale organizzazione o integrità della sostanza bianca cerebrale (come la sclerosi multipla).

fonte:  dronet.org

h1

Tossicodipendenza e depressione

23 Marzo 2009

Il Samhsa ha pubblicato un nuovo manuale dedicato ai medici e agli operatori che lavorano nell’ambito delle tossicodipendenze, per la gestione dei pazienti ammessi in trattamento che soffrono di depressione (Managing Depressive Symptoms in Substance Abuse Clients During Early Recovery).
Le linee guida si articolano in tre aree principali: la prima approfondisce i concetti di base, la natura e la gravità dei sintomi depressivi, una descrizione dei principali approcci di counseling, l’individuazione dei pazienti a rischio e dei sintomi premonitori. La seconda parte è dedicata invece all’organizzazione e all’implementazione di nuove pratiche cliniche, le fasi programmatiche per introdurre la terapia di counseling, le ragioni e l’importanza di curare la depressione durante il trattamento. Infine il manuale si chiude con una rassegna aggiornata della letteratura scientifica sui disturbi depressivi.
La depressione è un disturbo piuttosto frequente tra i consumatori cronici di sostanze psicoattive, e spesso le donne mostrano una maggiore vulnerabilità alla comorbilità psichiatrica e all’abuso di sostanze rispetto agli uomini. I sintomi depressivi possono insorgere a causa degli effetti diretti dell’alcol e delle sostanze illegali sul sistema nervoso centrale, o a causa dell’astinenza. I più comuni sintomi di astinenza sono un umore depresso, scarsa concentrazione, ansia, irritabilità, paranoia e psicosi.
I Protocolli di perfezionamento dei trattamenti (TIPs), a cura del Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA), sono linee guida che si basano sulle best practice per la cura della tossicodipendenza. Rappresentano il frutto di un’attenta valutazione delle più recenti scoperte scientifiche in ambito clinico e dei servizi di assistenza.

fonte:  dronet.org

h1

La marijuana aumenta il rischio di cancro ai testicoli

10 Febbraio 2009

Fumare erba aumenta significativamente la probabilità di cancro ai testicoli. Già sospettata da tempo di compromettere la fertilità maschile, la marijuana (ad alte dosi, per uso frequente o prolungato) è stata da più studi ritenuta colpevole anche di effetti collaterali sulla psiche, sul sistema endocrino, sul cuore e sulla circolazione, nonché causa di alterazioni psicomotorie. All’elenco ora andrebbe aggiunto il rischio di sviluppare la forma più aggressiva di tumore del testicolo, il non seminoma.

LO STUDIO – Lo sostengono, in uno studio pubblicato sul numero del 9 febbraio della rivista Cancer , ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center, che hanno analizzato i casi di 369 uomini tra i 18 e i 44 anni con una neoplasia testicolare confrontandoli con quelli di 979 coetanei sani. Hanno così scoperto che il rischio di sviluppare questa forma di cancro fra quanti hanno dichiarato di utilizzare canapa indiana è superiore del 70 per cento e risulta particolarmente elevato (circa il doppio in confronto a chi non ha mai fumato erba) fra quanti hanno rivelato di fumare marijuana almeno una volta alla settimana e/o ne hanno fatto uso per un lungo periodo iniziando dall’adolescenza.

LA FORMA PIU’ AGGRESSIVA - Il pericolo, inoltre, pare legato esclusivamente al non seminoma, la variante meno diffusa di neoplasia testicolare (circa il 40 per cento dei casi), ma che cresce con maggiore rapidità e tende a colpire i ragazzi giovani, fra 20 e 35 anni. «Dobbiamo ampliare lo studio e approfondire le analisi – ha detto Stephen Schwartz, epidemiologo autore della ricerca -, per capire bene quali siano i legami fra la malattia e l’uso di canapa indiana e perché risulti una relazione con un tipo soltanto di tumore delle ghiandole genitali maschili». L’altro tipo di tumore testicolare, il seminoma, è più frequente, con un’evoluzione più lenta e interessa solitamente uomini fra i 30 e i 40 anni.

fonte:  corriere.it

h1

Progressione dell’HIV e uso di droghe

14 Gennaio 2009

L’uso di crack faciliterebbe la progressione dell’infezione da HIV riducendo l’aderenza e accelerandone la progressione indipendentemente dalla terapia antiretrovirale. L’HIV è piuttosto diffuso tra i consumatori di droghe, e alcune sostanze avrebbero l’effetto di accelerare la progressione dell’infezione, secondo un recente studio pubblicato sul Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes.
I ricercatori hanno coinvolto 222 tossicodipendenti sieropositivi, reclutati a Miami tra il 2002 e il 2005. L’indagine longitudinale durata 30 mesi, si è basata sui dati anamnestici e sulla storia medica individuale (uso di droghe, uso di farmaci antiretrovirale) e i pazienti sono stati sottoposti ogni sei mesi ad esami del sangue per monitorare la carica virale e il conteggio delle cellule CD4. Il 63% dei pazienti all’inizio dello studio stava seguendo una terapia antiretrovirale, la conta media delle cellule CD4 era di 314 cellule/mm3 e una carica virale media leggermente inferiore a 12.000 copie/ml.
I ricercatori hanno cercato di stabilire una relazione tra l’uso di droghe e la progressione dell’HIV, indicata dalla riduzione nella conta delle cellule CD4, che contengono la glicoproteina CD4, il recettore cui si lega il virus HIV, e ad una crescita della carica virale. La sostanza più comunemente abusata era crack (50%), seguita da cannabis (35%) e da cocaina in polvere (14%); il 55% dei pazienti utilizzava anche alcol.
Gli utilizzatori di crack avevano una probabilità doppia rispetto agli altri di avere un declino delle cellule CD4 al di sotto di 200 cellule/mm3, e la carica virale era significativamente più alta per tutto il periodo di osservazione indipendentemente dall’uso di farmaci antiretrovirali. Il consumo associato di crack e marijuana rappresenta l’unica combinazione che aumenta significativamente il rischio di una rapida progressione dell’infezione. Tra i pazienti che seguivano una terapia, i consumatori di crack risultavano meno aderenti alle cure mediche, mentre tra coloro che non seguivano un trattamento, i consumatori di crack risultavano maggiormente esposti al rischio di progressione dell’infezione.

fonte:  dronet.org

h1

ecstasy = morte

4 Dicembre 2008

È una sostanza che agisce sia come stimolante che come allucinogeno. Si prende in genere sotto forma di pasticche o capsule e i suoi effetti durano fino a otto ore. È molto diffusa nelle discoteche per i suoi effetti euforizzanti e socializzanti e tristemente nota per i gravi disturbi sull’attenzione e il controllo che produce, responsabili di un gran numero di incidenti stradali, nelle cosiddette ’stragi del sabato sera’.

GLI EFFETTI
Produce uno stato alterato in cui cio’ che e’ pura immaginazione viene percepito come realta’; fa sentire pieni di energia ed euforici; causa una forte distorsione delle percezioni dello spazio e del tempo. Produce eccitazione e stimola la mente verso l’evasione dalla realta’, aumenta la capacita’ di comunicare con gli altri e il desiderio sessuale, ma al tempo stesso provoca gravi danni al cervello, intossicando l’organismo. Crea confusione, perdita di memoria e delle funzioni motorie fino ad attacchi di paranoia, ansia, insonnia, danni al fegato e – in caso di intossicazione acuta- puo’ portare al coma e alla morte .

fonte:  ilsole24ore.it


h1

sulla morfina…

28 Novembre 2008

Alcuni studi clinici hanno evidenziato che una sola esposizione alla morfina potrebbe indurre tolleranza e dipendenza, ponendo grossi interrogativi in merito alla appropiatezza della terapia del dolore. Infatti, è stata osservata una aumentata frequenza di scarica dei neuroni dopaminergici nell’area ventrale tegmentale (VTA) in seguito alla somministrazione di morfina.
Tuttavia la durata e il corso (inizio, durata e dissipazione) dell’attività dei neuroni dopaminergici e come questo cambiamento possa intervenire nella dipendenza indotta da una singola esposizione alla morfina, non è stato ancora chiarito.
Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Neuro-farmacologia di Shanghai coordinati da Xuechu Zhen, hanno esaminato la frequenza di scarica dei neuroni dopaminergici nell’area ventrale tegmentale dopo la somministrazione di singole dosi di morfina impiegando tecniche di analisi spettrale. Oltre ai tradizionali parametri elettro-fisiologici come la frequenza di scarica dei neuroni, è stata misurata la bassa frequenza di oscillazione dei neuroni dopaminergici nel VTA.
I risultati dello studio, pubblicato su Molecular Pain, dimostrerebbero che la morfina aumenterebbe non solo la frequenza di scarica, ma anche la potenza di oscillazione dei neuroni dopaminergici. Tali cambiamenti si protrarrebbero fino a tre giorni dopo la somministrazione di morfina, periodo durante il quale si riduce la risposta neuronale a successive somministrazioni di morfina. Lo studio fornisce per la prima volta prove dirette sui cambiamenti temporali dell’attività neuronale dopaminergica nel VTA e sulla desensibilizzazione dei recettori per gli oppiacei.

fonte:  dronet.org

h1

conseguenze ecstasy

25 Novembre 2008

L’uso del MDMA come droga da discoteca può avere una temibile
complicanza: gli effetti tossici si aggravano in presenza di affaticamento
muscolare e di aumento della temperatura corporea causati da danze
sfrenate in ambienti affollati con scarsa ventilazione.
Il tipico caso si presenta con collasso, iperpiressia (>40•), tachipnea,
tachicardia, agitazione psicomotoria che rapidamente possono complicarsi
con rabdomiolisi, convulsioni, coagulopatie (C.I.M.) ed insufficienza
renale per portare al decesso nel giro di 2-60 ore.
Attualmente non sono note valutazioni sulla percentuale di sopravvivenza
ad una intossicazione da ECSTASY.
La prognosi non dipende infatti dai livelli ematici di MDMA, che vanno
comunque monitorizzati, ma dalla sensibilità agli effetti tossici, che
potrebbe essere determinata su base genetica. Il paziente deve essere
avviato al più vicino reparto di anestesia e rianimazione. Una lavanda
gastrica con carbone attivato va eseguita prontamente, altri presidi
terapeutici sono quelli di supporto respiratorio, bilanciamento
idroelettrolitico e immediata riduzione dell’iperpiressia. La temperatura
corporea va abbassata per mezzo di spugnature di acqua tiepida e
ventilazione forzata per aumentare la dispersione del calore.
La somministrazione di dantrolene (1-4mg per Kg) è consigliata per
temperature corporee superiori ai 40• e nel caso in cui i mezzi precedenti
non abbiano avuto rapidamente successo.
E’ stato descritto l’uso di neurolettici (clorpromazina), che comporta
tuttavia il rischio di abbassare la soglia convulsiva; gli alfa-e beta-
bloccanti sono indicati per ridurre il tono simpatico. Si deve inoltre tener
conto che in presenza di rabdomiolisi l’acidificazione delle urine, che
faciliterebbe la cleareance dei composti amfetaminici, è invece
controindicata perché favorisce la precipitazione di mioglobina. Anche
l’utilità di altre terapie quali calcio antagonisti, bromocriptina,
amantadina e fluoxetina(quest’ultima per ridurre la neurotossicità da
MDMA) sebbene abbia logiche premesse teoriche non ha ancora la
conferma di studi clinici controllati.

h1

ecstasy e perdita della memoria

11 Novembre 2008

L’ecstasy, una sostanza appartenente alla categoria delle amfetamine, è una delle sostanze più utilizzate nel Regno Unito. La MetilenDiossiMetaAnfetamina (MDMA), il principio attivo dell’ecstasy, agisce sulla serotonina, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo importante nella regolazione del sonno, dell’appetito e nell’elaborazione dei pensieri. L’assunzione costante di ecstasy, infatti, provocherebbe problemi di memoria e difficoltà di apprendimento di serie logiche di fatti.
Uno studio condotto dal professor Mark Blagrove dell’Università di Swansea – Regno Unito – e in pubblicazione sulla rivista Neuropsychobiology, ha valutato l’effetto dell’ecstasy sulle capacità di apprendimento e di memorizzazione sottoponendo diversi gruppi di persone (consumatori di ecstasy e non utilizzatori) a semplici prove. Il primo test richiedeva ai partecipanti di ricordare i dettagli di un breve articolo di cronaca. I consumatori di ecstasy, che avevano utilizzato la sostanza 2-3 giorni prima, presentavano maggiori difficoltà e riuscivano a ricordare solo l’83% dei particolari, rispetto al gruppo di controllo. Lo studio ha esaminato inoltre gli effetti di questa sostanza sulle capacità di apprendimento, proponendo agli esaminati di imparare dei semplici esercizi, verificando come i consumatori di ecstasy non presentavano difficoltà ad acquisire nuove abilità motorie. I consumatori di ecstasy incontrerebbero quindi più difficoltà a ricordare una serie di fatti o di dati, attività normalmente richieste in qualsiasi lavoro.

fonte:  dronet.org

h1

la cocaina e la mente

8 Novembre 2008

Possiamo dire che la mente è composta da ciò che chiameremo “rappresentazioni tramite immagini mentali”. Diamo un’occhiata alla mente: per prima cosa chiudi gli occhi e pensa ad un gatto per pochi secondi. Hai avuto l’immagine di un gatto? Era un gatto che avevi già visto? Non ha importanza se l’immagine era nitida o solo un’impressione vaga. Chi più chi meno lo possiamo fare tutti. In questo consiste la mente: immagini della propria esperienza.
Tu sei in grado di richiamare immagini del passato per trarre conclusioni su ciò che si sta osservando ora. La mente non è nient’altro che una registrazione consecutiva di immagini mentali che si accumulano durante la vita della persona: Quasi come un film. Con la differenza che, oltre a registrare le immagini, la mente è in grado di registrare simultaneamente oltre 50 percezioni (le più conosciute sono tatto, olfatto, udito, vista e gusto).

La cocaina ostacola l’apprendimento. Rende la persona stupida, assente, smemorata, illusoria e irresponsabile. Nelle scuole, si è osservato che chi fa uso di cocaina è molto più lento nell’apprendimento degli altri studenti, come se finisse in una specie di torpore, diventando insensibile e incapace.

Esiste inoltre la cosiddetta “personalità da cocaina ”. E’ un carattere artificiale, creato dalla cocaina.
La cocaina può cambiare effettivamente le abitudini di una persona e il suo carattere originale, inducendola a provare una segreta ostilità ed un antagonismo represso nei confronti della altre persone.

Questo significa che la cocaina riduce le abilità della persona. La rende incapace di vivere bene e triste, impedendole di raggiungere le proprie mete nella vita.
C’è molta propaganda in giro riguardo alla cocaina e a come questa renderebbe le persone più creative. Bugie. La creatività, la consapevolezza e l’intelligenza sono il frutto di una mente sana, non quello di una mente intossicata dalla cocaina.

fonte:  cocaina2.it

h1

cocaina tagliata con atropina

21 Ottobre 2008

la notizia risale ad un pò di tempo fa ma ho ritenuto necessario ripescarla per ricordare a coloro che fanno uso di cocaina a cosa vanno incontro…

…e per chi volesse sapere qualcosa in più sull’atropina…

L’atropina è un alcaloide estratto dalla belladonna e da altre piante della famiglia delle Solanacee. In terapia viene impiegato, soprattutto sotto forma di solfato, per via endovenosa o sottocutanea, o in unguenti o soluzioni per uso oftalmico. Le indicazioni sono numerose, pur essendo il campo di applicazione limitato dall’elevata tossicità e dai molteplici effetti collaterali. Le principali sono: ulcera peptica, stati spastici del tratto gastrointestinale e genitourinario, intossicazioni da antiparassitari agricoli organofosforici, e funghi del tipo Amanita muscaria. Ha una certa importanza nella preanestesia in quanto inibisce la salivazione e le secrezioni bronchiali. Le sue proprietà vengono sfruttate per facilitare l’esame completo della retina (l’atropina provoca la dilatazione della pupilla) e a fini curativi (iriti acute, iridocicliti, cheratiti). I più comuni effetti collaterali sono: tachicardia, secchezza delle fauci, disturbi visivi, fotofobia, stitichezza, ritenzione urinaria.

h1

i pesticidi nel tabacco

19 Ottobre 2008

Nel fumo di tabacco sono presenti anche elevate quantità dei seguenti pesticidi: flumetralin, endocrine, pendimethalin, trifluralin. Lo ha rivelato la Colorado School of Mines in uno studio pubblicato nel 2006 su Analytical Chemistry dai ricercatori John Dane, Crystal Havey e Kent Voorhees. I pesticidi in questione, identificati attraverso analisi spettrometrica (electron monochromator-mass spectrometry analysis EM-MS) del fumo di un ampio campione di sigarette commerciali, sono nocivi al sistema riproduttivo, ai processi ormonali, allo sviluppo. Tre di questi pesticidi sono stati riconosciuti come agenti cancerogeni e patogeni del sistema endocrino. I pesticidi, comunemente utilizzati nel processo di produzione del tabacco, sopravvivono alla combustione a un livello pari al 10% di residuo di quanto presente nel tabacco.

fonte:  dronet.org

h1

la cocaina “divora” il cervello

10 Ottobre 2008

Chi assume cocaina ha la corteccia cerebrale di volume ridotto, in particolare nelle aree frontali, importanti per pianificare, prendere decisioni, prestare attenzione e riflettere.
Lo hanno scoperto ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston diretti da Hans Breiter, il cui studio è pubblicato dalla rivista Neuron. È possibile – ammette tuttavia la ricerca – che ciò non sia solo un effetto della droga ma anche un fattore innato (cioè una causa della tossicodipendenza più che un effetto) che predisporrebbe l’individuo a drogarsi.

LO STUDIO - Gli esperti hanno misurato con la risonanza magnetica il volume della corteccia cerebrale di 20 cocainomani e 20 individui che non avevano mai fatto uso della droga: nei primi hanno trovato un volume sempre ridotto per la corteccia frontale, fatto non riconducibile a semplici differenze individuali perchè il volume della corteccia è piuttosto simile tra individui della stessa età e sesso. Inolte, sottoposti a vari test cognitivi per mettere alla prova la loro capacità decisionale e il loro livello di attenzione, prerogative della corteccia frontale, i cocainomani hanno manifestato alcune defaillance rispetto ai sani. Molte di queste differenze nelle dimensioni della corteccia sono proporzionali alla durata della tossicodipendenza e quindi è plausibile siano effetto dell’assunzione di cocaina. Altre però, conclude Breiter, sono indipendenti e potrebbero suggerire l’esistenza di fattori anatomici che predispongano alla dipendenza.

fonte:  corriere.it

h1

effetti dell’eroina

5 Ottobre 2008

La dipendenza da eroina è un disagio cronico, che produce grossi cambiamenti a livello molecolare e neurochimico nel cervello. La tendenza del corpo umano ad abituarsi a tale sostanza è chiamata “tolleranza”. La tolleranza aumenta in modo notevole e in tempi brevi, dando all’individuo una dipendenza fisica che lo costringe ad impiegare ogni sua energia per trovare ed usare ancora eroina, in quantitativi via via maggiori. L’eroina può essere assunta per via endovenosa e intramuscolare, fumata o sniffata. L’effetto che produce è il medesimo, varia solo la velocità con la quale essa raggiunge i ricettori. Per via endovenosa produce un effetto piacevole quanto immediato chiamato “flash”.
L’eroina modifica letteralmente il cervello e lo scopo primario dell’individuo diventa quello di cercare e utilizzare tale sostanza.

Astinenza da eroina

La persona dipendente da eroina a questo punto deve continuamente prendere eroina poichè l’interruzione brusca causa gravi sintomi di astinenza. L’astinenza da eroina arriva graduatamente dopo alcune ore dall’ultima assunzione (a seconda del grado di intossicazione) e ha una durata media di 72 ore. L’apice dell’astinenza arriva solitamente dopo 24 ore dall’ultima dose. I sintomi che ne derivano sono un profondo senso di agitazione, tremolio, dolore a muscoli e ossa, insonnia e vomito.

Staccarsi dall’eroina è difficilissimo proprio perchè la persona non riesce ad affrontare i terribili sintomi che ne conseguono.

La trappola

Questo non è l’unico motivo che rende la dipendenza da eroina recidiva. La persona che è nella trappola è ormai abituata a scansare qualsiasi emozione indesiderata o difficoltà procurandosi un piacere intenso e artificiale. Il suo corpo non è più in grado di produrre endorfine senza l’aiuto di sostanze esterne. La felicità dipende dalla sostanza. La vita ora, senza droga, non ha più senso.

“Era ridotto ad un vegetale, non aveva più interessi e passioni. Aveva interrotto tutte le cose che ha sempre amato fare e abbandonato i suoi più cari amici. Si stava scavando il vuoto intorno e anche con noi, la sua famiglia, non riusciva a parlare. Faceva di tutto per evitarci. Intanto in casa iniziavano a sparire soldi e oggetti preziosi, i suoi valori erano stati annientati dalla droga. ”

fonte:  stop-eroina.info

h1

effetti dell’oppio

2 Ottobre 2008

Psicoattivi:

gli effetti provocati dal consumo di oppio sono sostanzialmente comparabili a quelli provocati dall’assunzione ripetuta di piccole dosi di morfina. Diversa è, invece, la loro intensità perché attraverso il fumo una dose considerevole di principio attivo contenuto nell’oppio rimane nel “chandoo”, il residuo che si raccoglie in fondo alla pipa e che viene eliminato al termine dell’assunzione. L’oppiomane, in seguito alla somministrazione, pur restando ben cosciente e consapevole delle proprie facoltà e percezioni, approda in una sorta di “nirvana” popolato da visioni estatiche. Subentra in lui uno stato di distensione, di distacco dalla realtà; uno stato di cosiddetta “gioia contemplativa”. L’assuntore ha la distorta percezione di emanciparsi dall’ansia, di affrontare la realtà con più serenità e con una maggiore fiducia nelle proprie capacità.

Collaterali:

il risveglio può essere, però, meno piacevole accompagnato da uno stato di grande confusione e di smarrimento. Quando poi si instaura la dipendenza, il quadro è molto più grave: tra una dose e l’altra si ha uno stato di apatia e di grande depressione. Il sonno è spesso costellato da incubi che, peraltro, si possono, anche, presentare durante la veglia. L’intossicazione acuta dovuta a dosaggi d’impiego particolarmente elevati può portare alla morte dell’assuntore per depressione respiratoria con complicazioni polmonare. Se, a seguito del protrarsi delle somministrazioni, l’intossicazione da oppio diventa cronica si determinano forme di decadimento fisico e psichico assai gravi i cui sintomi sono assimilabili a quelli provocati dall’uso endemico dell’alcol: polinevriti (abolizione dei riflessi tendinei, atrofie, edemi) e forme di demenza precoce. L’uso costante, oltre alla dipendenza fisica e psichica, determina anche assuefazione e l’insorgere della sindrome da astinenza alla cessazione delle somministrazioni.

h1

effetti della cocaina

1 Ottobre 2008

Effetti immediati

La cocaina ha potenti effetti euforizzanti e i soggetti possono sviluppare dipendenza dopo aver usato la sostanza per periodi di tempo brevi. Un segno di dipendenza è quando il soggetto trova sempre più difficile non ricorrere all’uso. La cocaina è una sostanza di abuso ad azione breve (effetti limitati nel tempo), che produce una sensazione istantanea di benessere, fiducia ed euforia.

In seguito si possono sviluppare rapidamente modificazioni comportamentali drammatiche, soprattutto in associazione a dipendenza. In un contesto di dipendenza da cocaina a lungo termine si osservano comportamenti irresponsabili, isolamento sociale e disfunzioni sessuali. Può scaturire un comportamento aggressivo.

Effetti fisici

Le complicanze mediche dell’uso di amfetamine e della cocaina si verificano con maggiore probabilità in individui sofferenti di epilessia, ipertensione arteriosa, compromissione del sistema immunitario, malattie cardiache e respiratorie.

Bassi e medi dosaggi di cocaina provocano stimolazione adrenergica, vasocostrizione con aumento della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca, della temperatura cutanea e del diametro pupillare. Alti dosaggi portano ad ulteriori aumenti della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e della temperatura cutanea, vampate, cianosi, dolori al petto, vertigini, nausea e vomito. L’intossicazione grave, specialmente come risultato del fumo o dell’iniezione di cocaina, può determinare aritmie cardiache, convulsioni, emorragie cerebrali, temperatura elevata e disturbi respiratori. Le convulsioni sono più probabili nell’intossicazione da cocaina rispetto a quella da amfetamina. La morte è più probabile che si verifichi se la cocaina viene assunta in combinazione con oppiacei e per via endovenosa. Complicazioni: lo “snorting” di cocaina può far “colare” o “tappare” il naso e causare l’infiammazione, il rigonfiamento, l’ulcerazione o la perforazione del setto nasale; l’uso intravenoso può causare le stesse complicazioni dell’uso i.v. di oppiacei, inclusi ascessi cutanei, setticemia, tetano, tromboflebiti ed epatiti; il fumo di cocaina “base libera” o “crack” può provocare complicanze polmonari.

Viene descritta anche una sindrome detta “polmone da crack” con sintomatologia tipica della polmonite: dolore toracico, difficoltà respiratoria, febbre.

L’uso cronico di cocaina, diminuendo le scorte di dopamina, può inoltre causare  un aumento di produzione di prolattina, un aumento del volume della mammella, la secrezione di latte dal seno e l’assenza del ciclo mestruale. La libido è diminuita con riduzione della performance sessuale, impotenza nell’uomo e anorgasmia nella donna.

Effetti psicologici

La cocaina ha potenti effetti euforizzanti e i soggetti possono sviluppare dipendenza dopo aver usato la sostanza per periodi di tempo brevi. Un segno di dipendenza è quando il soggetto trova sempre più difficile non ricorrere all’uso. La cocaina è una sostanza di abuso ad azione breve (effetti limitati nel tempo), che produce una sensazione istantanea di benessere, fiducia ed euforia.

In seguito si possono sviluppare rapidamente modificazioni comportamentali drammatiche, soprattutto in associazione a dipendenza. In un contesto di dipendenza da cocaina a lungo termine si osservano comportamenti irresponsabili, isolamento sociale e disfunzioni sessuali. Può scaturire un comportamento aggressivo.

L’intossicazione acuta può essere associata ad un eloquio digressivo, cefalea, idee di riferimento transitorie e tinnito (alterazione uditiva). Possono verificarsi ideazione paranoide, allucinazioni uditive e tattili (soprattutto formicolii).

Durante l’astinenza sono comuni modificazioni dell’umore, come depressione con pensieri di suicidio, irritabilità, mancanza di interesse, labilità emotiva o turbe dell’attenzione e della concentrazione.

L’assunzione di dosi basse e moderate provoca euforia, sensazioni di aumentata forza fisica e capacità mentale, ridotto senso di fatica e ridotto appetito. Dopo l’uso endovenoso o dopo aver fumato, viene descritta una varietà di sensazioni intense e piacevoli. Alti dosaggi possono condurre a un particolare comportamento ripetitivo, il bruxismo, ad allucinazioni tattili, formicolii, diminuita concentrazione, insonnia, perdita di peso, agitazione, tremore, irritabilità e paranoia.

Gli stimolanti del sistema nervoso centrale possono indurre quella che viene tecnicamente chiamata psicosi paranoidea,  clinicamente indistinguibile da quella schizofrenica. Tale psicosi si può verificare in individui sani, psicologicamente stabili, dopo un uso della sostanza anche di breve durata. Si manifesta con deliri di persecuzione, idee di riferimento, labilità emotiva e allucinazione uditive, visive e tattili bizzarre. Il paziente rimane ben orientato e vigile. L’aggressività fisica può derivare dall’irritabilità e dalla paranoia. I sintomi scompaiono rapidamente nel giro di pochi giorni o, al più, di qualche settimana, ma la sospettosità e le idee di riferimento possono persistere per mesi dopo che la psicosi manifesta si è risolta. Una diagnosi di psicosi indotta da sostanze deve essere sospettata quando si ritrova la sostanza nelle urine, quando il suo uso viene riferito, quando sono presenti le complicazioni fisiche, o quando i sintomi scompaiono rapidamente.

fonte:  stop-cocaina.it