Posts contrassegnato dai tag ‘alcol’

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I danni provocati dall’alcol al fegato

22 Settembre 2009

L’uso cronico di alcol provoca serie alterazioni al fegato, che dipendono dalla quantità di sostanza assunta. Un nuovo studio, ha dimostrato che la memoria delle cellule del fegato subisce modificazioni dell’espressione genica, che si traducono in disfunzioni epatiche.
Lo studio, realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Harbor-UCLA Medical Center in California, ha effettuato degli esperimenti su ratti da laboratorio ai quali erano state somministrate diverse dosi di alcol per verificare la risposta del funzionamento epatico.
In un caso si riproduceva un episodio di ubriacatura con la somministrazione di una singola dose di alcol, mentre altri ratti venivano trattati con la somministrazione continuata per un mese. I campioni di fegato dei ratti esposti cronicamente all’alcol – situazione assimilabile ad un comportamento da alcolista – mostravano delle modifiche nell’espressione dei geni. Gli esperimenti evidenziavano una serie di alterazioni delle funzioni cellulari: il più significativo consisteva in una modificazione nei meccanismi epigenetici, ovvero quei fenomeni di trasformazione chimica dei geni che possono modificare il funzionamento del DNA.
I risultati dello studio dimostrano quindi che le cellule del fegato, esposte all’uso cronico di alcol, si modificano sviluppando una dipendenza dalla sostanza e continuano a funzionare in maniera anomala per un certo periodo di tempo, anche dopo l’astensione dall’uso.

fonte:  dronet.org

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e ci risiamo…

30 Ottobre 2008

Scusate, ma a voi, davanti alla ennesima notizia di questo genere, che viene da pensare?

Ubriaco e drogato travolge e uccide

(ANSA) – CAZZAGO SAN MARTINO (BRESCIA), 29 OTT – Un romeno ubriaco e drogato si e’ scontrato frontalmente con una vettura guidata da uomo di 75 anni, che e’ morto. E’ successo a Cazzago San Martino (Brescia) su una strada provinciale. George Sandu, 40 anni, risultato positivo ai test sugli stupefacenti e all’etilometro, si e’ schiantato con la sua auto frontalmente contro quella di Giuseppe Filippini, di Passirano (Brescia), dopo aver invaso la corsia opposta. Solo qualche contusione per il romeno.

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un’invenzione della nostra scarsa volontà

26 Ottobre 2008

Don Enzo Boschetti, il fondatore della Comunità Casa del Giovane di Pavia, ci ha lasciato in eredità una grande verità: “gli irrecuperabili non esistono, sono solo un’invenzione della nostra scarsa volontà”.

Morgan è la devastazione causata dall’assunzione smodata di alcol, gli occhi pieni di lacrime a supplicare per avere una sigaretta, un euro da spendere in vino, in quella solitudine rumorosa e sofferente che rende le persone distanti per essere vedute, incontrate, ascoltate, oppresse da un tempo e da un dolore che inutilmente si affannano a travestirsi di fastidiosa banalità.

Morgan prigioniero del suo vagabondare senza sosta, senza un arrivo da agognare, accattonando una bugia, tutta dentro un cartone di vino.

Lo incontravo spesso mentre svolgevo il mio servizio in comunità, sapevo delle sue notti sotto i ponti a tentare di sopravvivere, giorni sempre uguali che diventano disperazione di esistere, non esistendo.

Il vino è stato suo compagno di viaggio per lungo tempo, al punto da non accorgersi di aver perduto la famiglia, gli amici, il lavoro, il rispetto di se stesso e degli altri, “usati” per calmare la sete, diventata pratica incessante e inconcludente.

Morgan è un uomo che ha deciso di ascoltare, di rimanere in vita a cercare un senso nuovo, non ha più gettato via opportunità e possibilità, insieme agli altri ha deciso di rimettere insieme i cocci, uno per uno, senza fretta cattiva consigliera.

Affidandosi a quelli che non gli hanno voltato le spalle, né sono rimasti alla finestra a guardare, sempre più capace nelle mansioni che è chiamato a svolgere, nelle responsabilità delle scelte che ora possiede e affronta a testa alta, chiedendo aiuto agli operatori ogni qual volta lo necessita.

Sa sorridere ora Morgan, e quando parli con lui, appare nitido il quadro dei suoi tanti ieri, il suo amico più fedele, quello sempre presente, il bicchiere di vino mai lontano, mai di spalle.

La bottiglia è là, silenziosa, ascolta e non consegna noiose lezioni, né abusa di parole spese male, neppure interrompe con le solite prediche.

La bottiglia ascolta i sussurri, i fischi nelle orecchie, la bile che esce a valanga, buona amica la bottiglia, non registra compiti né fatiche, neanche impone di pensare, ascolta e non disturba, non batte ciglio quando Morgan beve fino a svuotare di senso i valori della dignità umana, fino ad annientare quella dimensione in cui si tiene conto del bene degli altri.

Morgan per un tempo impossibile da calcolare, ha vissuto così, tra una malattia dura da accettare e curare, e un territorio da trasformare in un tempio, dove anestetizzare le proprie debolezze e fragilità, sentimenti e passioni.

D’improvviso ecco l’incontro con le persone che hanno saputo tendergli la mano, persone che non hanno avuto bisogno di passargli sopra, ma di stargli accanto, per sostenerlo e accompagnarlo alla vita.

Le sue mani non tremano più come prima, ora sono protese alle cose, agli oggetti, agli strumenti di lavoro che lo impegnano, lo tengono lontano dalla strada, dai ponti, dai vicoli senza uscita.

Vincenzo Andraous

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alcol: indicazioni dalla prima conferenza nazionale

23 Ottobre 2008

Si è conclusa ieri la prima conferenza nazionale sull’alcol “Più salute, meno rischi” promossa dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Una programmazione ricca di interventi e contributi degli esperti del settore, che offrono un quadro preoccupante in merito alla realtà del nostro paese.
In Italia il consumo di bevande alcoliche, e in particolare di vino, appartiene ad una radicata tradizione culturale e l’assunzione di alcol rappresenta una consuetudine alimentare diffusa, oltre che socialmente accettata. Oltre 9 milioni di italiani sarebbero a rischio per il consumo di alcol, in particolare preoccupa l’alta percentuale di consumatori giornalieri (31%) tra i maschi e, tra questi, l’alta percentuale di consumatori giornalieri eccedentari anziani (16%) con un’età compresa tra 65 – 74 anni.
Ancora più preoccupanti i dati riferiti al consumo giovanile: nella fascia d’età compresa tra gli 11 – 15 anni un ragazzo su cinque è a rischio e l’età del primo contatto con l’alcol risulta la più bassa d’Europa, con una media di 12,2 anni rispetto ai 14,6 della media europea. Tra i giovani è molto diffuso un modello di consumo occasionale ed intenso (binge drinking) di superalcolici, aperitivi ma anche soft drinks e birra. Ammette di essersi ubriacato nel 2005 almeno una volta quasi il 50% dei giovani maschi di età compresa tra i 20 e i 29 anni, ma anche il 3,2% dei maschi minori di 16 anni. L’alcol inoltre rappresenta una grave causa di incidenti stradali mortali che risponde di una quota compresa tra il 30% e il 50% del totale degli incidenti in Italia, oltre a rappresentare la principale causa di morte correlata alla guida in stato di ebbrezza tra i giovani di 21 – 29 anni.
Dalla conferenza è emerso un accordo condiviso unanimemente sulla necessità di mettere in atto da un lato politiche efficaci che proteggano le fasce particolarmente a rischio, soprattutto i giovani, e dall’altro di persistere con le campagne di informazione e sensibilizzazione ad un corretto rapporto con l’alcol in un’ottica di promozione della salute, nel rispetto delle scelte individuali e della responsabilità collettiva.

fonte:  dronet.org

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più si beve e più il cervello si restringe

16 Ottobre 2008

La riduzione del volume cerebrale è un fenomeno correlato ai processi di invecchiamento (riduzione dell’1,9% per decade), di cui però anche il consumo di alcol potrebbe essere responsabile. Infatti numerosi studi hanno dimostrato che un consumo eccessivo di alcol è causa di atrofia cerebrale, mentre non sono noti gli effetti di un consumo moderato.
Sulla base di queste premesse un gruppo di ricercatori, coordinato da Carol Ann Paul del Wellesley College del Massachusetts, ha pubblicato uno studio su Archives of Neurology che ha coinvolto 1839 adulti americani e ha esaminato le loro abitudini di consumo alcolico rispetto all’età, al sesso, al livello di istruzione, al peso e all’indice di massa corporea e sottoponendoli a imaging a risonanza magnetica per controllare il volume del cervello. La maggior parte dei partecipanti ha riferito un consumo moderato di alcol, e la prevalenza di consumo risulta maggiore tra i maschi.
I risultati mostrano una correlazione negativa tra assunzione di bevande alcoliche e volume del cervello, associazione particolarmente forte per le femmine, probabilmente a causa di fattori fisiologici quali una minore massa corporea rispetto ai maschi e una maggiore suscettibilità agli effetti dell’alcol. Ne consegue che le persone astemie sono esposte ad una minore riduzione del volume cerebrale rispetto ai consumatori moderati e, quindi, anche un consumo moderato di alcol può avere effetti dannosi a livello cerebrale.

fonte:  dronet.org

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alcol

7 Ottobre 2008

L’alcool esercita la sua azione sul cervello mediante una interferenza con specifici recettori sul complesso macromolecolare del GABA, ma coinvolge anche altre monoamine cerebrali e peptidi. L’alcool ha un effetto bifasico: a basse dosi presenta risposte euforizzanti, attivanti ed energizzanti, in seguito invece si manifesta una fase ansiolitica e sedativa che può essere attribuita ad una azione inibitoria sui recettori degli aminoacidi eccitatori (NMDA) e a un incremento della azione GABAergica. Dal punto di vista endocrino l’assunzione di alcool nell’uomo produce un immediato aumento del cortisolo plasmatico che potrebbe spiegare negli alcolisti i segni di iper-surrenalismo. L’azione dell’alcool sulla secrezione del cortisolo é mediata dalla stimolazione di ACTH e probabilmente attraverso un coinvolgimento del CRF. L’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene sembra essere la causa degli effetti immunosoppressivi dell’alcool. Contrastanti i dati inerenti le modificazioni della PRL indotte dall’etanolo: un transitorio rialzo della prolattina è stato riportato nel corso della esposizione acuta all’alcool. Alcuni autori riferiscono di una riduzione della PRL nell’alcolismo, ma secondo altri la iperprolattinemia caratterizzerebbe i pazienti a peggiore prognosi. E’ stato già ben documentato che l’alcool e il suo metabolita acetaldeide influenzano la funzione gonadica nel maschio, ma non del tutto chiare sono le vie di interazione tra alcool e gonadi. Nei soggetti di sesso femminile l’esposizione acuta all’alcool provocherebbe una riduzione del progesterone e un transitorio rialzo della prolattina. Gli effetti attesi dell’alcool sulla sfera psicologica da parte di consumatori moderati riguardano vari problemi: il miglioramento del tono dell’umore, lo stress, la facilitazione dell’integrazione sociale e una incrementata capacità di socializzazione. L’alcool può esser assunto anche con l’aspettativa di migliorare il funzionamento cognitivo ed aumentare le prestazione lavorative. In generale sia gli individui con uso problematico di alcool, sia gli alcolisti veri e propri, si aspettano dall’utilizzo dell’alcool una certa auto-cura degli stati depressivi e un aiuto psicologico nei rapporti sociali e nel controllo dell’ansia. Gli effetti dell’alcool inizialmente sarebbero simili a quelli dei farmaci antidepressivi, e sarebbero mediati, almeno in parte, da un’alterazione del sistema serotoninergico che riveste un’importante ruolo nella regolazione dell’umore. È’ risaputo che l’alcool ha effetti ansiolitici e disinibitori sul comportamento attraverso la sua azione sulle strutture subcorticali implicate nella regolazione della rabbia e dell’aggressività. Gli effetti di socializzazione e disinibizione che molti fobici sociali riferiscono possono essere mediati da un’elevazione del tono dell’umore indotta dall’alcool. L’assunzione continua di alcool determina altresì alterazioni ingravescenti della personalità con modificazioni del carattere (litigiosità, violenza) e del senso etico: i rapporti interpersonali peggiorano, compare una tendenza all’isolamento sociale con ricadute negative sia in ambito relazionale che lavorativo. Si osserva con una certa frequenza un’associazione di comorbidità psichiatrica tra disturbo da uso di alcool e disturbi psichiatrici di Asse II, in particolare con il disturbo di personalità antisociale e il disturbo d’ansia.

fonte: dronet.org