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alibi quasi perfetti

16 Ottobre 2008

L’Italia non ha bisogno di lezioni per rimanere in piedi con dignità, eppure c’è nell’aria una tensione strana, un bisogno e una necessità impellenti.

Lo Stato, la società, le persone esercitano il dovere e il diritto di tutelare e essere tutelati, solo che a volte queste esigenze insopprimibili sono ridotte a battute tra serio e faceto, sebbene non abbiano niente a che vedere con il galateo, con una certa estetica, piuttosto sono espressione morale ed etica.

Non viviamo nel segno della discriminazione razziale, la perplessità nasce ogni qual volta ribadiamo la nostra estraneità a questa pratica del rigetto e dell’intolleranza, come a voler sottolineare per chi legge, la nostra avversione per questo tipo di violenza.

Ma la notizia non sta nell’affermare fastidio e inaccettabilità per l’odio razziale, per quei comportamenti “facili” con cui si è forti con i deboli e deboli con i forti, neppure nello schierarsi dalla parte di chi viene messo in croce per il colore della pelle o per la sua condizione precaria.

La notizia diventa tale quando cresce inavvertitamente e esponenzialmente l’urto del disagio.

Non desideriamo il male degli altri, perché differenti da noi, eppure questa inondazione di “nero è bello”, di nord e sud che si incontrano, di poli opposti che debbono convergere, non posseggono più energie sufficienti a colmare i vuoti, le ansie, le paure, inopportunamente ( o forse opportunamente ) dimenticate qua e là.

Siamo allarmati perché angosciati dall’insicurezza, allora volgiamo le spalle in fretta di fronte alla notizia in cui sono protagoniste persone dalla pelle diversa, siamo frettolosi nella conclusione, come a voler scrollarci di dosso un ulteriore problema, che non percepiamo come nostro.

Non è razzismo che bussa alla porta, forse è solo confusione sull’educazione alla Giustizia, quella Giustizia che è stile educativo alla vita, comportamenti quotidiani che non è possibile sottrarre al confronto di tutti i giorni, per debellare una malattia difficile come l’ignoranza.

Un nero ucciso a sprangate, un cinese preso a pugni, altri trucidati all’intorno, in nome di pseudo ideologie da supermercato, nefandezze che consegnano alibi quasi perfetti per poter prevaricare e sottomettere.

Mettere un po’ di ordine non significa esser razzisti, non importa il colore della pelle, la differente cultura, religione, mettere ordine vuol dire fare prevenzione e sicurezza, anche e soprattutto per gli invisibili, i cui diritti non sono stati mai riconosciuti.

Non siamo un paese razzista, xenofobo, disumano, anche quando rimane inascoltato il comandamento cristiano di Gesù: amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi.

Forse c’è bisogno di pretendere un po’ di meno dagli altri e un po’ di più da noi stessi, richiamando doverosamente giustizia e equità, ma rispettando davvero chi ha una vita più misera, ma la custodisce con dignità e decoro.

Vincenzo Andraous

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è il momento per un nuovo intervento educativo

8 Ottobre 2008

Un giornalista televisivo mi ha chiesto se davvero l’uso di sostanze, in particolare di cocaina e pasticche degli angeli, sono così diffuse soprattutto tra i più giovani, e giovanissimi.
E’ quanto meno curioso constatare, a distanza di una sequela infinita di tragedie, come ancora oggi è l’interrogativo a tenere banco, a spostare la reale entità del danno, verso un versante corrotto dalle aspettative, dallo status quo, impossibili da arginare, una trasversalità trasgressiva così evidente da non poter più essere meglio definita.
E’ assuefazione giornalistica alla notizia che non c’è più, mentre è evidente che l’assunzione di sostanze in questo paese costituisce da alcune generazioni, un vero e proprio Vietnam per giovani rimasti al palo, adulti in ritirata, genitori disattenti, famiglie monche del dovere di educare.
Denari e intelligenze spese per trovare risposte sulle cause che inducono i più giovani “a calare giù”, per scoprire quali sono i black-out che determinano un comportamento non solo trasgressivo, ma addirittura deviante, se non criminale.
Cocaina a valanga più del vino a buon mercato, droga e regole da supermercato, adrenalina e solidarietà a prezzi stracciati; madre e figlia sniffano, un ragazzo cala giù una pasticca, un altro con la canna, gli altri sempre più soli a fare i conti con le scelte, senza accettare consigli per sbagliare con qualche sicurezza, altri ancora a cercare in tutti i modi di baypassare l’onta della realtà, quella che mette a nudo le miserie.
Il ragazzo che ho conosciuto ieri mi ripete come un disco incantato: voglio questo, quest’altro, e lo voglio adesso, nel tono della sua voce c’è il maiuscolo del ricatto, a costo di impattare con quello che solo nei film è lecito disdegnare.
Cocaina per rinviare a domani le fatiche  delle scelte, degli impegni assunti maldestramente.
Pasticche degli angeli per obiettare, per dissentire, per allontanare i valori di ieri.
Droga e ideali a perdere, mentre la televisione “meccanicamente”  riporta l’obiettivo sulle patenti ritirate, sulle auto sequestrate, sull’alcol mischiato alla roba, sui giovani storditi in sentieri sempre meno praticati dalla soddisfazione.
Forse nell’incredulità di quel giornalista c’è la necessarietà di un nuovo intervento educativo, di un fare e agire senza più spreco di ritardi, di attenuanti per avere male interpretato il valore delle regole.
Occorre ritornare a essere genitori, di quelli che non scappano o delegano agli altri  il proprio ruolo, quando si rendono conto, ed è tardi, di non conoscere davvero i propri figli.
E’ arrivato il momento di non acconsentire a questo andazzo, è necessario farlo da dentro la propria casa, nella scuola, nella strada, fin dall’inizio dove ognuno può sbagliare, ma dove altri devono smettere di essere ciechi, sordi, peggio indifferenti.

Vincenzo Andraous

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rave party: nessuna uscita di emergenza

6 Ottobre 2008

Nuovamente, nei salotti buoni, ritorneranno i soliti volti noti a dannarsi l’anima per tentare di dare una spiegazione plausibile, una causa decodificabile, una possibilità ben articolata per rendere meno ardua la sentenza, la quale non limita alla corresponsabilità di ognuno il peso di questa assenza, ma allarga a ciascuno la colpa, infatti ognuno e ciascuno siamo troppo presi a farci le scarpe con le promesse svuotate di ogni contenuto, siamo bravi a invocare sicurezze, ma persistiamo a non voler vedere a un palmo dal nostro naso.
Musica a palla e movimenti ossessivi, avanti senza fretta, tanto il tempo non esiste più, è lì bloccato, violentato dal futuro negato, nell’ultimo agguato che reclama il dazio più alto da pagare.
Un’altra ragazza è caduta a piombo, con le unghie colorate e le vesti intatte, distesa a terra, senza riuscire a trovare un’ansa dove ritemprarsi, dove rifugiarsi, dove ritrovare finalmente un senso.
Gli adulti nel frattempo fanno finta di non vedere gli altri, quelli con gli occhi spiritati dai capitomboli volanti, che comprano il biglietto per la prima fila e per la roba da calare giù. Stanno a parlare di droghe, di alcol, di disagio, di giovani tramortiti dalla anormalità fatta banalità, senza accorgersi delle ultime volontà di una società malata, sbilanciata per vincere a tutti i costi, perdendo i pezzi migliori.
Rave party e l’attesa racchiusa in un bicchiere, l’ultimo, quello della staffa, calato giù con la roba, così scompare l’urto del fastidio che verrà, senza fare rumore riempirà di attenzione ognuno, in una ossessione illusoriamente liberatoria, che condurrà al prossimo sacrificio.
Un’altra ragazza è morta, titoloni sui giornali e trasmissioni ad alto registro, per sottolineare il pericolo dei rischi estremi, la ferocia del suono che disinibisce, delle sostanze che inventano corsie preferenziali prive di uscite di emergenza.
C’è urgenza di andare alle statistiche che dilaniano le certezze, per non accettare questa partitura scritta sulla pelle dei più giovani, c’è altro da indagare, per arginare quella voglia di scomparire, intesa all’inizio come una semplice boutade, ma a giorni alterni eletta a mito che non viene meno.
La strada da percorrere insieme sta nel mezzo di quel rave party, nel centro di quello spiazzo, dove la storia ci racconta un desiderio di vivere e gioire che non c’è più, di emozioni sparate addosso ai sentimenti, di un senso ripiegato su se stesso, così accartocciato da falsarne l’importanza.
Occorre smetterla con le politiche da neofiti d’accatto, serve raccontarci la nostra storia personale, che a volte non è bella, anzi è una gran brutta storia, ma proprio per questo potrebbe indurci a non guardare più il cielo e pensare che il “destino è cieco e non lo sa “.
Perché siamo noi i protagonisti dei nostri domani, delle nostre speranze di incontrare qualcuno che parla alle stelle di quel cielo, e quelle stelle portano il nostro nome.

Vincenzo Andraous

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nascondeva la droga in parti intime

2 Ottobre 2008

Milano, 30 settembre 2008Operazione anti-droga della Gurardia di Finanza in Centrale, i ‘baschi verdi’ del comando provinciale delle fiamme gialle di Milano hanno arrestato una cittadina colombiana. La donna, in stato interessante, è stata trovata in possesso di 700 grammi di cocaina purissima.

La 34enne, incinta, originaria di Medellin (Colombia), ma residente in Spagna, era appena scesa dal treno proveniente da Barcellona e si stava dirigendo verso l’uscita quando, giunta alla fine del binario 8, si è vista sbarrare il passo dal cane antidroga ‘Lisa’ della squadra cinofili del gruppo pronto impiego della guardia di finanza di Milano.

Immediatamente sono scattati i controlli: all’interno delle tomaie delle scarpe da tennis della donna sono stati trovati 600 grammi di cocaina purissima. Altri 100 grammi sono stati rinvenuti nelle sue parti intime. Il valore della merce ammonta ad oltre 200 mila euro.

Dal gennaio 2008, nella stazione centrale di Milano, i cinofili del gruppo pronto impiego hanno sequestrato cinque chili di ketamina; tre chili e mezzo tra marijuana e hashish; quattro e mezzo di cocaina; 21 pastiglie di ecstasy e 3.700 bollini di Lsd. Venti sono stati gli arresti e oltre 90 le persone denunciate per traffico di sostanze stupefacenti.

fonte:  il giorno.it


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ci eravamo sbagliati: lo spinello fa male

2 Ottobre 2008

Chissà se in Italia potremmo contare mai su un giornalismo in grado di chiedere scusa quando sbaglia, non con il solito trafiletto relegato tra le pagine meno importanti, ma in prima pagina con un titolo ad otto colonne? In Inghilterra è accaduto oggi. Lo ha fatto l’Independent pubblicando una pagina, destinata a far discutere, dove si leggeva: ‘Cannabis, ci scusiamo’, il quotidiano ha fatto dietrofront sulla depenalizzazione delle droghe cosiddette leggere.  Il giornale nel 1997 lanciò una campagna secondo la quale drogarsi con gli spinelli non faceva male, addirittura era quasi salutare! Oggi invece il numero record di adolescenti che necessitano di terapie antidroga perchè fumano ’skunk’, il potente tipo di cannabis, 25 volte più forte della resina che si vendeva dieci anni fa’, ha fatto prendere coscienza alla Redazione del quotidiano circa il gravissimo errore commesso in passato al punto da chiedere scusa ai propri lettori, ma il danno ahimè era stato fatto! Purtroppo anche da noi molti giornali e certa politica giocano su queste tematiche pur di attecchire sui giovani. Farne una battaglia ideologica è un errore gravissimo, specie se di mezzo c’è la salute degli adolescenti. E per favore non dite che la droga non fa male, perché direste una cazzata colossale e poi a differenza dell’Indipendent non avreste neanche l’onestà intellettuale di chiedere scusa!

Pubblicato su A Ruota Libera

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Nel nostro Paese è allarme “sniffing”

1 Ottobre 2008

Il Viminale ha presentato il rapporto annuale sugli stupefacenti,i dati sono allarmanti: La cocaina risulta essere la droga più consumata. Cresce, infatti, il numero dei denunciati che sono passati da 185 dell’anno scorso a 197 del 2006. Tra questi il maggior numero è costituito da diciassettenni (102), seguiti dai ragazzi di 16 anni (60) e di 15 anni (26), ma 9 denunciati hanno addirittura 14 anni. Crescono molto anche le denunce per marijuana (169 nel 2006, 98 nel 2005). Diminuiscono invece i minori denunciati per eroina ( 106 nel 2006, contro i 133 del 2005), per hashish ( 480 nel 2006, 658 nel 2005), per droghe sintetiche (40 nel 2006, 43 nel 2005), e anche quelli denunciati per le altre droghe (24 nel 2006 contro i 37 del 2005). La cosa più preoccupante è che tra i nostri giovani risulta sempre più diffusa la moda dello ” sniffing”. La nuova pratica è stata importata dalle favelas brasiliane e consiste nello sniffare solventi, colle, etere, lacche e solventi. Queste sostanze danno stordimento, sedazione, stato di disinibizione, in genere le usano i ragazzini per chiedere l’elemosina, li aiuta a vincere l’imbarazzo. Ma come tutte le mode negative i nostri adolescenti hanno fatto presto ad adottarle. Queste sostanza all’apparenza innocue agiscono sulle membrane mieliniche che proteggono i neuroni, danneggiandole e sciogliendole, provocano un dramma neurotossico permanente spaventoso con casi di atrofia cerebrale. Nei casi più estremi possono causare la morte come è accaduto ad un ragazzino di 14 anni trovato morto un anno e mezzo fa’ in un giardino pubblico della periferia milanese.

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A difesa della dignità personale

1 Ottobre 2008

Droga sostenibile e droga che uccide, mi pare necessaria una ulteriore precisazione, quanto meno per  il largo consumo…di onestà intellettuali, in condanne e conseguenti assoluzioni a poco prezzo.

Quanto meno per  rendere giustizia alle parole, quando esse assumono il peso di una sentenza e influenzano le persone, in particolar modo quelle che ancora non hanno una personalità formata, coloro che ancora non hanno pieno il carico della coscienza, cioè l’essere  presenti a se stessi; e un bambino sebbene grande, non è cosciente, per diventare coscienti di noi stessi, il primo avvertimento è l’avvertimento  dell’esistenza dell’altro.

Noi adulti sappiamo bene che crescita vuol dire differenziazione, affermazione di sé come entità autonoma, attraverso le varie fasi di sviluppo dell’individuo, attraverso le occasioni e le opportunità della vita, ma ciò non autorizza nessuno a rilasciare patenti di maledetto per forza, perché questa è una vocazione destinata al macero, e cosa assai più grave, destina al macero i più deboli.

Avere personalità non significa essere qualcosa per mezzo di una canna, di una pasticca, chi possiede una personalità matura  dimostra unità nel comportamento tra ciò che pensa e ciò che fa, valuta in maniera obiettiva la realtà e se stesso, e perciò si rapporta al contesto coerentemente alla propria situazione.

In uno spinello “quotidiano” vi è  l’impegno e la fatica per raggiungere una crescita personale accettabile? Oppure in questo atteggiamento vi è una considerevole instabilità emotiva  che maschera un disagio con l’avvicinamento  ai rischi estremi.

Fallimento degli educatori, di una società che sta a guardare ? Forse questo è il risultato che scaturisce da una sorta di nichilismo congenito a qualche generazione… fortunatamente passata,  perché educare non sta più solo per  trasmissione di nozioni-conoscenze, ma come formazione alla complessità, come insieme di comportamenti,  quanto meno per colmare con il tempo certe carenze, e bisogna riuscirci  in tempo affinché non diventino MALEDETTE LUCIDE FOLLIE.

L’uso di roba è prevalentemente una via di fuga senza progettualità, è la rappresentazione dell’impossibilità di trovare una uscita di emergenza, per cui non si può parlare di “prevenzione del danno“, ciò che si deve e si può prevenire è il coinvolgimento nell’uso, soprattutto quello PRECOCE, fornendo ai giovani l’opportunità di trovare risposte più valide ai loro problemi- compiti di sviluppo.

Certe argomentazioni sulla droga che girano e inciampano sulle bocche di tanti adulti, meritano sicuramente attenzione, ma io ho imparato a sfuggire le visioni ed i percorsi  unidimensionali,  e proprio accogliendo e accompagnando i giovani in difficoltà, sono diventato estremamente attento al disagio che circonda le persone affaticate, al loro bisogno di essere aiutati a entrare un po’ in se stessi, per comprendere che ci si deve impegnare strenuamente  per difendere la propria dignità personale.

fonte: Vincenzo Andraous da atuttascuola.it

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GB: da ottobre immagini shock sui pacchetti di sigarette

28 Settembre 2008

LONDRA - A partire dal primo ottobre la Gran Bretagna diventerà il primo Paese europeo ad introdurre immagini shock sui pacchetti di sigarette che mostreranno in maniera inequivocabile i danni provocati dal fumo. Le immagini, tra cui quella di un tumore alla gola, una di un polmone devastato dalle sigarette ed una di denti completamente cariati, sostituiranno le avvertenze scritte introdotte nel gennaio del 2003.

«TURN-OVER» - Secondo i dati del ministero della Sanità, i messaggi sui pacchetti sono stati finora efficaci: dalla loro introduzione oltre 90mila persone hanno contattato il numero verde della Sanità a disposizione di coloro che vogliono smettere di fumare, spinte proprio dalle avvertenze scritte. Secondo recenti ricerche, le immagini possono dare risultati ancora migliori: gli studi in materia hanno dimostrato infatti che, per mantenere la loro efficacia, le avvertenze devono cambiare periodicamente e che i fumatori tendono a prendere più seriamente il danno che infliggono alla loro salute se a ricordarglielo è un’immagine. «Accolgo con piacere l’introduzione delle immagini che mostrano ai fumatori la triste realtà degli effetti devastanti che fumo ha sulla loro salute. Servirà a mantenere in crescita il numero di persone che hanno smesso di fumare dall’introduzione del divieto al fumo nel 2007», ha dichiarato Liam Donaldson, direttore nazionale della sanità. Le immagini saranno obbligatorie su tutti i nuovi pacchetti a partire dall’1 ottobre, mentre quelli vecchi potranno restare in circolazione fino all’1 ottobre 2009. Per gli altri prodotti contenenti tabacco, le immagini inizieranno a comparire dall’1 ottobre 2010.

fonte: corriere.it