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dopo lo “spinello”…
22 Ottobre 2008Quando si parla di droga, i pensieri degli italiani, sono soprattutto due. Il primo è: sono tutte uguali. Il secondo, opposto, è: lo spinello è innocuo, nessuno ne è mai morto. Si tratta di due pregiudizi contrapposti, ed il continuare a ributtarseli come una palla da tennis, senza mai approfondire gli effetti dell’uso delle varie droghe, ha portato alla situazione italiana attuale, dove nelle città medio-grandi il 90% della popolazione scolastica si spinella. E qualche anno dopo assume cocaina, con frequenza sempre maggiore.
In realtà, le droghe non sono tutte uguali, e non si può considerare equivalente lo spinello, di cui un individuo può far uso a lungo, e poi smettere, e l’eroina, di cui si diventa chimicamente dipendenti tra la terza e la quinta somministrazione. Dal punto di vista educativo poi, il liquidarle dicendoci: sono tutte uguali, senza interessarci dei loro diversi effetti, ci impedisce di capire meglio perché i giovani vi ricorrano, e quindi di aiutarli a farne a meno. Dire: sono tutte uguali, è dunque, soprattutto, un modo di sbarazzarci del problema, che ci ritroviamo poi a dover affrontare nelle famiglie, o nella società, anche perché non abbiamo voluto vederlo prima.
E’ poi vero che: lo spinello è innocuo, nessuno ne è mai morto? Anche in questo caso, si tratta di un modo per sfuggire al problema. Certo, non si muore, immediatamente, per overdose da cannabis, come invece accade per i derivati dall’oppio, come l’eroina. Però di cannabis (hashish e marijuana) si può morire, nel lungo periodo; e nel frattempo avere guai molto gravi. Effetto frequente è, ad esempio, una riduzione delle difese immunitarie, perché queste sostanze diminuiscono le cellule linfatiche T (che attaccano virus e batteri). Sia nell’uomo che nella donna inoltre, i derivati della cannabis provocano una graduale diminuzione della fertilità, alta pressione, tachicardia; e facilitano lo sviluppo del cancro al polmone molto più del tabacco, per via dell’elevata quantità di idrocarburi policromatici che contengono.
La ricerca, soprattutto anglosassone, ha poi stabilito, negli ultimi anni, la relazione tra assunzione di derivati della cannabis e sviluppo nella seconda metà della vita di malattie autoimmunitarie, o degenerative, come il morbo di Parkinson. Ancora peggiori sono però le conseguenze che l’innocuo spinello ha sulla psiche di chi lo fuma.
I derivati della canapa indiana abituano, infatti, chi li assume ai loro specifici effetti sul Sistema Nervoso Centrale, e sul cervello, a cui diventa difficile rinunciare. Essi sviluppano le percezioni dei sensi, ed attutiscono l’attività del pensiero, e della sensibilità morale (come anche molti psicofarmaci). Con queste droghe si sentono di più le carezze, e meno le sfide che la realtà ci pone, cui diventiamo più indifferenti (come anche allo scorrere del tempo). Poiché però la vita pone continuamente sfide e scadenze, il consumatore di cannabis esce senza accorgersi dalla realtà, di cui rimuove gli aspetti più scomodi, sia intellettualmente che emotivamente.
Nel cervello, la cannabis ha un effetto doppio (up and down) sui suoi mediatori chimici, ed accentua sia le spinte maniacali e persecutorie (all’insù), che, soprattutto, quelle depressive; ed in caso di assunzione abbondante le provoca. Inoltre diminuisce fortemente la memoria di breve periodo, e deteriora il coordinamento psicomotorio: guidare diventa pericoloso. Come dimostrano le strade del sabato notte. La favola della droga “dolce ed allegra” ha ormai circa quarant’anni, smettiamo di raccontarcela. Per il bene dei nostri figli.
fonte: Claudio Risè, “Il Mattino di Napoli”

più si beve e più il cervello si restringe
16 Ottobre 2008La riduzione del volume cerebrale è un fenomeno correlato ai processi di invecchiamento (riduzione dell’1,9% per decade), di cui però anche il consumo di alcol potrebbe essere responsabile. Infatti numerosi studi hanno dimostrato che un consumo eccessivo di alcol è causa di atrofia cerebrale, mentre non sono noti gli effetti di un consumo moderato.
Sulla base di queste premesse un gruppo di ricercatori, coordinato da Carol Ann Paul del Wellesley College del Massachusetts, ha pubblicato uno studio su Archives of Neurology che ha coinvolto 1839 adulti americani e ha esaminato le loro abitudini di consumo alcolico rispetto all’età, al sesso, al livello di istruzione, al peso e all’indice di massa corporea e sottoponendoli a imaging a risonanza magnetica per controllare il volume del cervello. La maggior parte dei partecipanti ha riferito un consumo moderato di alcol, e la prevalenza di consumo risulta maggiore tra i maschi.
I risultati mostrano una correlazione negativa tra assunzione di bevande alcoliche e volume del cervello, associazione particolarmente forte per le femmine, probabilmente a causa di fattori fisiologici quali una minore massa corporea rispetto ai maschi e una maggiore suscettibilità agli effetti dell’alcol. Ne consegue che le persone astemie sono esposte ad una minore riduzione del volume cerebrale rispetto ai consumatori moderati e, quindi, anche un consumo moderato di alcol può avere effetti dannosi a livello cerebrale.
fonte: dronet.org

sniffare droga può favorire il contagio da epatite C
12 Ottobre 2008L’epatite C è una delle patologie più diffuse negli Stati Uniti, causa di processi infiammatori acuti o cronici a carico del fegato. La trasmissione avviene attraverso il contatto diretto con sangue infetto (scambiando siringhe o strumenti infetti), anche se una percentuale consistente di infezioni HCV (oltre il 20%) rimane inspiegata, specialmente tra soggetti che non utilizzano droghe iniettive.
Uno studio pubblicato su Clinical Infectious Diseases e coordinato da Sagiv Aaron dello St. Luke’s–Roosevelt Institute for Health Sciences della Columbia University ipotizza che l’infezione avvenga per via intranasale condividendo dispositivi contaminati (cannucce, banconote o altri strumenti) impiegati per sniffare cocaina, eroina e altre droghe in polvere. Gli strumenti inseriti nella cavità nasale, deteriorata dall’uso cronico di droga, possono venire a contatto con mucose e sangue infetti, trasmettendo quindi il virus ad un altro utilizzatore che si serve degli stessi dispositivi.
L’indagine ha coinvolto consumatori di droga (assunzione per via intranasale) affetti da epatite C cronica, sottoposti a differenti esami volti a stabilire la presenza del virus nelle cavità nasali. In effetti, i risultati degli esami rivelano un’alta presenza di sangue (74%) e confermano la presenza del virus HCV (13%) nelle secrezioni nasali degli “sniffatori” cronici. Lo studio inoltre dimostra che particelle di sangue e HCV possono essere trasferite sulla superficie degli strumenti utilizzati per sniffare e che il virus sopravvive fino a 16 ore, anche se non è noto il quantitativo minimo necessario per la trasmissione.
fonte: dronet.org

la cocaina “divora” il cervello
10 Ottobre 2008
Chi assume cocaina ha la corteccia cerebrale di volume ridotto, in particolare nelle aree frontali, importanti per pianificare, prendere decisioni, prestare attenzione e riflettere.
Lo hanno scoperto ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston diretti da Hans Breiter, il cui studio è pubblicato dalla rivista Neuron. È possibile – ammette tuttavia la ricerca – che ciò non sia solo un effetto della droga ma anche un fattore innato (cioè una causa della tossicodipendenza più che un effetto) che predisporrebbe l’individuo a drogarsi.
LO STUDIO - Gli esperti hanno misurato con la risonanza magnetica il volume della corteccia cerebrale di 20 cocainomani e 20 individui che non avevano mai fatto uso della droga: nei primi hanno trovato un volume sempre ridotto per la corteccia frontale, fatto non riconducibile a semplici differenze individuali perchè il volume della corteccia è piuttosto simile tra individui della stessa età e sesso. Inolte, sottoposti a vari test cognitivi per mettere alla prova la loro capacità decisionale e il loro livello di attenzione, prerogative della corteccia frontale, i cocainomani hanno manifestato alcune defaillance rispetto ai sani. Molte di queste differenze nelle dimensioni della corteccia sono proporzionali alla durata della tossicodipendenza e quindi è plausibile siano effetto dell’assunzione di cocaina. Altre però, conclude Breiter, sono indipendenti e potrebbero suggerire l’esistenza di fattori anatomici che predispongano alla dipendenza.
fonte: corriere.it

effetti dell’eroina
5 Ottobre 2008La dipendenza da eroina è un disagio cronico, che produce grossi cambiamenti a livello molecolare e neurochimico nel cervello. La tendenza del corpo umano ad abituarsi a tale sostanza è chiamata “tolleranza”. La tolleranza aumenta in modo notevole e in tempi brevi, dando all’individuo una dipendenza fisica che lo costringe ad impiegare ogni sua energia per trovare ed usare ancora eroina, in quantitativi via via maggiori. L’eroina può essere assunta per via endovenosa e intramuscolare, fumata o sniffata. L’effetto che produce è il medesimo, varia solo la velocità con la quale essa raggiunge i ricettori. Per via endovenosa produce un effetto piacevole quanto immediato chiamato “flash”.
L’eroina modifica letteralmente il cervello e lo scopo primario dell’individuo diventa quello di cercare e utilizzare tale sostanza.
Astinenza da eroina
La persona dipendente da eroina a questo punto deve continuamente prendere eroina poichè l’interruzione brusca causa gravi sintomi di astinenza. L’astinenza da eroina arriva graduatamente dopo alcune ore dall’ultima assunzione (a seconda del grado di intossicazione) e ha una durata media di 72 ore. L’apice dell’astinenza arriva solitamente dopo 24 ore dall’ultima dose. I sintomi che ne derivano sono un profondo senso di agitazione, tremolio, dolore a muscoli e ossa, insonnia e vomito.
Staccarsi dall’eroina è difficilissimo proprio perchè la persona non riesce ad affrontare i terribili sintomi che ne conseguono.
La trappola
Questo non è l’unico motivo che rende la dipendenza da eroina recidiva. La persona che è nella trappola è ormai abituata a scansare qualsiasi emozione indesiderata o difficoltà procurandosi un piacere intenso e artificiale. Il suo corpo non è più in grado di produrre endorfine senza l’aiuto di sostanze esterne. La felicità dipende dalla sostanza. La vita ora, senza droga, non ha più senso.
“Era ridotto ad un vegetale, non aveva più interessi e passioni. Aveva interrotto tutte le cose che ha sempre amato fare e abbandonato i suoi più cari amici. Si stava scavando il vuoto intorno e anche con noi, la sua famiglia, non riusciva a parlare. Faceva di tutto per evitarci. Intanto in casa iniziavano a sparire soldi e oggetti preziosi, i suoi valori erano stati annientati dalla droga. ”
fonte: stop-eroina.info

effetti dell’oppio
2 Ottobre 2008Psicoattivi:
gli effetti provocati dal consumo di oppio sono sostanzialmente comparabili a quelli provocati dall’assunzione ripetuta di piccole dosi di morfina. Diversa è, invece, la loro intensità perché attraverso il fumo una dose considerevole di principio attivo contenuto nell’oppio rimane nel “chandoo”, il residuo che si raccoglie in fondo alla pipa e che viene eliminato al termine dell’assunzione. L’oppiomane, in seguito alla somministrazione, pur restando ben cosciente e consapevole delle proprie facoltà e percezioni, approda in una sorta di “nirvana” popolato da visioni estatiche. Subentra in lui uno stato di distensione, di distacco dalla realtà; uno stato di cosiddetta “gioia contemplativa”. L’assuntore ha la distorta percezione di emanciparsi dall’ansia, di affrontare la realtà con più serenità e con una maggiore fiducia nelle proprie capacità.
Collaterali:
il risveglio può essere, però, meno piacevole accompagnato da uno stato di grande confusione e di smarrimento. Quando poi si instaura la dipendenza, il quadro è molto più grave: tra una dose e l’altra si ha uno stato di apatia e di grande depressione. Il sonno è spesso costellato da incubi che, peraltro, si possono, anche, presentare durante la veglia. L’intossicazione acuta dovuta a dosaggi d’impiego particolarmente elevati può portare alla morte dell’assuntore per depressione respiratoria con complicazioni polmonare. Se, a seguito del protrarsi delle somministrazioni, l’intossicazione da oppio diventa cronica si determinano forme di decadimento fisico e psichico assai gravi i cui sintomi sono assimilabili a quelli provocati dall’uso endemico dell’alcol: polinevriti (abolizione dei riflessi tendinei, atrofie, edemi) e forme di demenza precoce. L’uso costante, oltre alla dipendenza fisica e psichica, determina anche assuefazione e l’insorgere della sindrome da astinenza alla cessazione delle somministrazioni.

effetti della cocaina
1 Ottobre 2008Effetti immediati
La cocaina ha potenti effetti euforizzanti e i soggetti possono sviluppare dipendenza dopo aver usato la sostanza per periodi di tempo brevi. Un segno di dipendenza è quando il soggetto trova sempre più difficile non ricorrere all’uso. La cocaina è una sostanza di abuso ad azione breve (effetti limitati nel tempo), che produce una sensazione istantanea di benessere, fiducia ed euforia.
In seguito si possono sviluppare rapidamente modificazioni comportamentali drammatiche, soprattutto in associazione a dipendenza. In un contesto di dipendenza da cocaina a lungo termine si osservano comportamenti irresponsabili, isolamento sociale e disfunzioni sessuali. Può scaturire un comportamento aggressivo.
Effetti fisici
Le complicanze mediche dell’uso di amfetamine e della cocaina si verificano con maggiore probabilità in individui sofferenti di epilessia, ipertensione arteriosa, compromissione del sistema immunitario, malattie cardiache e respiratorie.
Bassi e medi dosaggi di cocaina provocano stimolazione adrenergica, vasocostrizione con aumento della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca, della temperatura cutanea e del diametro pupillare. Alti dosaggi portano ad ulteriori aumenti della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e della temperatura cutanea, vampate, cianosi, dolori al petto, vertigini, nausea e vomito. L’intossicazione grave, specialmente come risultato del fumo o dell’iniezione di cocaina, può determinare aritmie cardiache, convulsioni, emorragie cerebrali, temperatura elevata e disturbi respiratori. Le convulsioni sono più probabili nell’intossicazione da cocaina rispetto a quella da amfetamina. La morte è più probabile che si verifichi se la cocaina viene assunta in combinazione con oppiacei e per via endovenosa. Complicazioni: lo “snorting” di cocaina può far “colare” o “tappare” il naso e causare l’infiammazione, il rigonfiamento, l’ulcerazione o la perforazione del setto nasale; l’uso intravenoso può causare le stesse complicazioni dell’uso i.v. di oppiacei, inclusi ascessi cutanei, setticemia, tetano, tromboflebiti ed epatiti; il fumo di cocaina “base libera” o “crack” può provocare complicanze polmonari.
Viene descritta anche una sindrome detta “polmone da crack” con sintomatologia tipica della polmonite: dolore toracico, difficoltà respiratoria, febbre.
L’uso cronico di cocaina, diminuendo le scorte di dopamina, può inoltre causare un aumento di produzione di prolattina, un aumento del volume della mammella, la secrezione di latte dal seno e l’assenza del ciclo mestruale. La libido è diminuita con riduzione della performance sessuale, impotenza nell’uomo e anorgasmia nella donna.
Effetti psicologici
La cocaina ha potenti effetti euforizzanti e i soggetti possono sviluppare dipendenza dopo aver usato la sostanza per periodi di tempo brevi. Un segno di dipendenza è quando il soggetto trova sempre più difficile non ricorrere all’uso. La cocaina è una sostanza di abuso ad azione breve (effetti limitati nel tempo), che produce una sensazione istantanea di benessere, fiducia ed euforia.
In seguito si possono sviluppare rapidamente modificazioni comportamentali drammatiche, soprattutto in associazione a dipendenza. In un contesto di dipendenza da cocaina a lungo termine si osservano comportamenti irresponsabili, isolamento sociale e disfunzioni sessuali. Può scaturire un comportamento aggressivo.
L’intossicazione acuta può essere associata ad un eloquio digressivo, cefalea, idee di riferimento transitorie e tinnito (alterazione uditiva). Possono verificarsi ideazione paranoide, allucinazioni uditive e tattili (soprattutto formicolii).
Durante l’astinenza sono comuni modificazioni dell’umore, come depressione con pensieri di suicidio, irritabilità, mancanza di interesse, labilità emotiva o turbe dell’attenzione e della concentrazione.
L’assunzione di dosi basse e moderate provoca euforia, sensazioni di aumentata forza fisica e capacità mentale, ridotto senso di fatica e ridotto appetito. Dopo l’uso endovenoso o dopo aver fumato, viene descritta una varietà di sensazioni intense e piacevoli. Alti dosaggi possono condurre a un particolare comportamento ripetitivo, il bruxismo, ad allucinazioni tattili, formicolii, diminuita concentrazione, insonnia, perdita di peso, agitazione, tremore, irritabilità e paranoia.
Gli stimolanti del sistema nervoso centrale possono indurre quella che viene tecnicamente chiamata psicosi paranoidea, clinicamente indistinguibile da quella schizofrenica. Tale psicosi si può verificare in individui sani, psicologicamente stabili, dopo un uso della sostanza anche di breve durata. Si manifesta con deliri di persecuzione, idee di riferimento, labilità emotiva e allucinazione uditive, visive e tattili bizzarre. Il paziente rimane ben orientato e vigile. L’aggressività fisica può derivare dall’irritabilità e dalla paranoia. I sintomi scompaiono rapidamente nel giro di pochi giorni o, al più, di qualche settimana, ma la sospettosità e le idee di riferimento possono persistere per mesi dopo che la psicosi manifesta si è risolta. Una diagnosi di psicosi indotta da sostanze deve essere sospettata quando si ritrova la sostanza nelle urine, quando il suo uso viene riferito, quando sono presenti le complicazioni fisiche, o quando i sintomi scompaiono rapidamente.
fonte: stop-cocaina.it





















