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effetti dell’oppio

2 Ottobre 2008

Psicoattivi:

gli effetti provocati dal consumo di oppio sono sostanzialmente comparabili a quelli provocati dall’assunzione ripetuta di piccole dosi di morfina. Diversa è, invece, la loro intensità perché attraverso il fumo una dose considerevole di principio attivo contenuto nell’oppio rimane nel “chandoo”, il residuo che si raccoglie in fondo alla pipa e che viene eliminato al termine dell’assunzione. L’oppiomane, in seguito alla somministrazione, pur restando ben cosciente e consapevole delle proprie facoltà e percezioni, approda in una sorta di “nirvana” popolato da visioni estatiche. Subentra in lui uno stato di distensione, di distacco dalla realtà; uno stato di cosiddetta “gioia contemplativa”. L’assuntore ha la distorta percezione di emanciparsi dall’ansia, di affrontare la realtà con più serenità e con una maggiore fiducia nelle proprie capacità.

Collaterali:

il risveglio può essere, però, meno piacevole accompagnato da uno stato di grande confusione e di smarrimento. Quando poi si instaura la dipendenza, il quadro è molto più grave: tra una dose e l’altra si ha uno stato di apatia e di grande depressione. Il sonno è spesso costellato da incubi che, peraltro, si possono, anche, presentare durante la veglia. L’intossicazione acuta dovuta a dosaggi d’impiego particolarmente elevati può portare alla morte dell’assuntore per depressione respiratoria con complicazioni polmonare. Se, a seguito del protrarsi delle somministrazioni, l’intossicazione da oppio diventa cronica si determinano forme di decadimento fisico e psichico assai gravi i cui sintomi sono assimilabili a quelli provocati dall’uso endemico dell’alcol: polinevriti (abolizione dei riflessi tendinei, atrofie, edemi) e forme di demenza precoce. L’uso costante, oltre alla dipendenza fisica e psichica, determina anche assuefazione e l’insorgere della sindrome da astinenza alla cessazione delle somministrazioni.

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oppio

29 Settembre 2008

Sostanza narcotica prodotta dalla resina essiccata della capsula immatura del papavero da oppio, Papaver somniferum. L’oppio viene coltivato soprattutto in Turchia e India. L’oppio e i suoi derivati vengono detti oppiacei.

Nella sua forma commerciale l’oppio è una massa color castagna, appiccicosa e piuttosto morbida, che tende a indurirsi dall’interno man mano che invecchia. Dalla sua lavorazione si ottiene la morfina, che per lungo tempo è stata il principale analgesico impiegato in medicina, sebbene oggi siano disponibili sostituti sintetici come la petidina, l’eroina, circa tre volte più potente, e la codeina

Le molecole degli oppiacei hanno struttura chimica e proprietà analgesiche simili a quelle di composti chiamati endorfine o encefaline, prodotti in modo endogeno dall’organismo. In virtù di queste somiglianze, gli oppiacei utilizzano gli stessi recettori delle molecole endogene e hanno, pertanto, un effetto analgesico molto simile.

Gli oppiacei provocano una forte sensazione di piacere ed euforia, ma anche dipendenza e sindromi da astinenza molto violente ed estremamente difficili da superare; inoltre, per continuare a raggiungere lo stato di benessere, devono essere assunte in dosi sempre maggiori. Malnutrizione, complicanze respiratorie e ipotensione arteriosa sono alcune delle patologie più comunemente associate alla tossicodipendenza da oppiacei.

Attualmente, a livello mondiale la richiesta legittima di oppio è di circa 680 tonnellate all’anno, ma una quantità molte volte maggiore viene distribuita illegalmente. Gli oppiacei vengono venduti illegalmente per strada sotto forma di polvere o di un solido marrone scuro e vengono fumati, ingeriti, aspirati o iniettati. Questo commercio risulta particolarmente grave poiché da un lato innesca fenomeni di criminalità e problemi di ordine pubblico, dall’altro crea individui tossicodipendenti le cure dei quali sono a tutt’oggi difficili e non sempre definitive. Per cercare di liberare i tossicodipendenti dalla schiavitù della droga, viene talvolta usato il metadone, un narcotico sintetico che, tuttavia, causa anch’esso dipendenza. Oltre al superamento della dipendenza fisica, il recupero dei tossicodipendenti richiede anni di riabilitazione sociale e psicologica.

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